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Adam Smulevich
02.11.2026 16:28
16:38
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Il voto arabo che ha cambiato i conti della Knesset

Il dato più rilevante di queste elezioni potrebbe non essere lo stallo tra i due blocchi, ma la crescita dei partiti arabi. Quasi 840.000 elettori hanno votato per Ra’am e per la Lista Unita, con un aumento del 64% rispetto al 2022, e i due partiti hanno conquistato 19 seggi, superando il precedente record di 15. Secondo Al Jazeera, l’affluenza tra gli elettori arabi è raddoppiata, arrivando a circa l’80%. Gli elettori arabi hanno spiegato la propria mobilitazione con quelle che definiscono le politiche razziste del governo Netanyahu. Frustration and fear fueled record Arab turnout, making potential kingmakers of Ra'am, Joint List +2

Un precedente esiste: finora solo un partito arabo, Ra’am, è entrato in una coalizione di governo, nel 2021. Al Jazeera

Le quattro condizioni di Eisenkot

Nel fine settimana Eisenkot ha cambiato tono. Il leader di Yashar, arrivato secondo, ha aperto formalmente all’ipotesi di un governo sostenuto dai partiti arabi. Ma ha fissato dei paletti. Le quattro condizioni sono: riconoscere Israele come Stato ebraico, democratico, liberale ed egualitario; aderire ai valori della Dichiarazione d’indipendenza; estendere a tutti i cittadini, arabi e cristiani compresi, l’obbligo di servizio militare, nazionale o civile; riconoscere Hamas come organizzazione terroristica. teleborsaagi

Si tratta di un pacchetto che i partiti arabi non sono pronti ad accettare per intero, ma pur di avere un esecutivo senza Netanyahu sono disposti a dare un contributo. quotidiano

Due partiti, due strategie

Ra’am e Lista Unita non si muovono allo stesso modo. Mansour Abbas, leader di Ra’am, ripete da tempo che entrerebbe in un governo Eisenkot se al suo partito andasse il ministero della Sicurezza interna. La Lista Unita, invece, resterebbe fuori: il suo leader Yousef Jabareen ha spiegato che non può entrare in un governo Eisenkot a causa del sostegno di quest’ultimo alla campagna militare a Gaza e all’occupazione del sud del Libano. L’appoggio esterno resta comunque possibile, purché vengano presi impegni concreti sui problemi dei cittadini arabi. Arab parties back Eisenkot: What’s the latest in Israel’s coalition talks? +2

Le resistenze dentro il fronte anti-Netanyahu

Il nodo non è solo arabo. Anche se Eisenkot fosse disposto a includere Ra’am, incontrerebbe probabilmente l’opposizione dei deputati di destra e religiosi del suo stesso partito, con dubbi sulla tenuta di un simile governo. Secondo Tamar Hermann dell’Israel Democracy Institute, vista la svolta a destra del Paese, per Eisenkot sarà difficile mantenere il consenso se si alleerà con i partiti arabi. timesofisraeltimesofisrael

Resta poi da chiarire la posizione di Avigdor Liberman. In un incontro con Eisenkot, il leader di Yisrael Beytenu ha ribadito di non voler sedere in un governo con partiti arabi, ma anche di rifiutare un esecutivo guidato da Netanyahu. Un resoconto successivo, che cita il Jerusalem Post, riferisce però che Liberman avrebbe annunciato l’indicazione di Eisenkot per formare il governo. Il quadro sarà più chiaro mercoledì, al Quirinale israeliano. direlibnanews

Lo scenario più probabile

L’ipotesi che circola di più è un governo di minoranza, sostenuto dall’esterno dai partiti arabi e forse dall’astensione del partito ultraortodosso Ebraismo della Torah Unito. In alternativa, Eisenkot potrebbe formare un governo di minoranza con Ra’am dentro e la Lista Unita a sostegno esterno. confrontotimesofisrael

I tempi

Anche se Eisenkot ricevesse l’incarico, la partita non sarebbe chiusa. Il deputato designato ha 28 giorni per formare la squadra di governo, prorogabili dal presidente fino a un massimo di altri 14, e nel frattempo Netanyahu resta in carica. libnanews

16:32
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sraele, il voto senza vincitori: i partiti arabi diventano l’ago della bilancia

A una settimana dalle elezioni del 27 ottobre, Israele resta senza una maggioranza. I risultati definitivi pubblicati dalla Commissione elettorale centrale fotografano uno stallo: il blocco del premier Benjamin Netanyahu si è fermato a 53 seggi, quello di Gadi Eisenkot a 48, mentre i partiti arabi hanno raggiunto il risultato record di 19. Per governare servono 61 seggi su 120, e nessuno ci arriva da solo. northeasttimes

Alle urne si è presentato quasi il 78% degli aventi diritto, con una partecipazione cresciuta di oltre sette punti rispetto al voto precedente. Il Likud di Netanyahu resta il primo partito con 27 seggi, seguito da Yashar, la formazione di Eisenkot, con 21. Il partito B’Yachad di Naftali Bennett ne ottiene 12, la Lista Unita 11, mentre i Democratici e Ra’am ne conquistano 8 ciascuno. Wikipedianortheasttimes

I numeri e il nodo arabo

Sulla carta, i partiti contrari a Netanyahu avrebbero la maggioranza. Sommando i 48 seggi dell’opposizione ai 19 dei partiti arabi si arriva a 67, ma finora Eisenkot, Bennett e gli altri leader dell’opposizione hanno escluso di governare con Ra’am e la Lista Unita. È questo il cuore della trattativa delle prossime settimane. northeasttimes

Dal fronte arabo arrivano però segnali di apertura. Secondo il sito israeliano Walla, la Lista Unita ha fatto sapere in modo semi-ufficiale che indicherà Eisenkot come premier durante le consultazioni. Ahmad Tibi, numero due della lista, ha confermato la disponibilità a sostenere un governo anti-Netanyahu con i propri 11 voti, ma restando fuori dall’esecutivo. Un appoggio esterno che ricorda, in parte, il precedente del governo Bennett-Lapid del 2021. Intanto Bennett ha annunciato che sosterrà Eisenkot per la guida del prossimo governo. Israele, consultazioni il 4/10: partiti arabi per appoggio a Eisenkot +2

L’ipotesi di una grande coalizione appare invece lontana: Eisenkot ha respinto l’idea di servire sotto Netanyahu, anche in un governo a rotazione. jpost

Le tensioni del dopo voto

Il clima resta teso. Il Likud sostiene che, finché le indagini non saranno concluse, sui risultati elettorali grava un’ombra, riferendosi alle inchieste su presunti episodi di compravendita di voti e a sospetti di interferenze straniere. Il capo della commissione elettorale ha però precisato che, pur trattandosi di sospetti seri, non intaccano la regolarità complessiva del voto. timesofisraeli24news

Anche le piazze sono divise. A Tel Aviv circa duemila persone hanno manifestato per chiedere un governo ebraico-arabo, mentre dei contromanifestanti denunciavano un’elezione “rubata”. timesofisrael

Herzog e la scadenza dell’11 novembre

La palla passa ora al capo dello Stato. Le consultazioni con Isaac Herzog inizieranno il 4 novembre: il presidente ascolterà i partiti e poi affiderà l’incarico di formare il governo. La designazione del candidato deve arrivare entro l’11 novembre. Herzog ha chiesto ai leader di evitare un nuovo ritorno alle urne: servono “soluzioni creative”, ha detto, invitando i partiti a presentarsi con mente e cuore aperti. Elezioni in Israele, al via le consultazioni da mercoledì: incognita Iran +2

L’incognita Iran

Sul negoziato incombe anche il fronte esterno. Gli Stati Uniti avrebbero informato i Paesi del Golfo della possibilità di riprendere raid massicci sull’Iran dopo le elezioni di midterm, che cadono proprio nel giorno d’inizio delle consultazioni israeliane. Secondo Axios, Netanyahu starebbe facendo pressione su Trump affinché Washington torni a colpire Teheran dopo il voto americano. Dall’opposizione arriva l’accusa opposta: il leader dei Democratici avverte che Netanyahu potrebbe usare un nuovo attacco all’Iran per restare al potere. Israele, consultazioni il 4/10: partiti arabi per appoggio a Eisenkot +2

Un’eventuale ripresa del conflitto potrebbe rimescolare alleanze e priorità, e con esse le possibilità di dare a Israele un nuovo governo in tempi brevi.