Contro l'epidemia di Ebola l'OMS pensa a dei vaccini sperimentali

«C'è da attendersi un aumento dei casi di Ebola, anche per via del fatto che le prime diagnosi sono avvenute in ritardo». Non ha usato mezzi termini il direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) Tedros Adhanom Ghebreyesus intervenuto ieri a Ginevra sull'epidemia del ceppo Bundibugyo ebolavirus che sta colpendo l'Africa centrale. La situazione desta parecchie preoccupazioni in seno all'OMS e questo per differenti ragioni: la prima - e forse quella che inquieta di più - è che per questa malattia (il ceppo è uno dei più rari e meno conosciuti) non esistono né medicinali efficaci, né test per rilevarla, né un vaccino. In secondo luogo impensieriscono molto la portata e la capacità di diffusione del virus. E, infine, il fatto che i numeri reali di contagi e decessi potrebbero essere significativamente più alti di quelli finora registrati, come evidenziato da Ghebreyesus. Il tutto tenendo conto che questa variante dell'Ebola ha un tasso di letalità del 50%. Delle ragioni che hanno portato l'OMS a dichiarare l'emergenza sanitaria di rilevanza internazionale. Ad essere particolarmente colpite sono la Repubblica Democratica del Congo (che conta una popolazione di 120 milioni di abitanti) e l'Uganda, dove si sono registrati dei contagi dovuti agli spostamenti di persone dalla RDC.
Un vaccino sperimentale
I contagi sono in aumento, così come i decessi riconducibili alla malattia: attualmente sono segnalati quasi 600 casi sospetti e 139 vittime. Le testimonianze raccolte dal Guardian nei luoghi colpiti raccontano di personale sanitario in preda allo strazio e al panico: «Vediamo morire le persone sotto i nostri occhi e non c'è niente che possiamo fare». Per far fronte a una situazione in peggioramento, la stessa OMS sta valutando in queste ore l'utilizzo di vaccini sperimentali per contrastare la diffusione del virus. Anche perché, secondo gli esperti sentiti dal quotidiano britannico, «i casi attualmente noti sarebbero solo la punta dell'iceberg e ci potrebbe volere molto tempo per tenere sotto controllo l'epidemia». I vaccini, allo stato attuale, sono disponibili solo per il ceppo dell'Ebola denominato Zaire, identificato nel 1976, con un tasso di letalità del 90%. Dei vaccini che, però, non possono essere usati per contrastare l'epidemia attuale, ma sarebbe necessario condurre degli studi in tal senso. «A livello internazionale, stiamo valutando quali vaccini o trattamenti potenziali siano disponibili e se qualcuno di essi possa essere già utile in questa epidemia», ha detto da parte sua Anne Ancia, la rappresentante dell'OMS per la Repubblica Democratica del Congo.
Il virus circolava già
«Ci sono diversi fattori che giustificano una seria preoccupazione, sia per il potenziale di ulteriore diffusione della malattia, che per i nuovi decessi», ha aggiunto Ghebreyesus, citato dalle agenzie di stampa. «Ci aspettiamo che questi numeri continuino ad aumentare, dato il lasso di tempo nel quale il virus ha circolato prima che l'epidemia fosse rilevata». La malattia si è anche estesa in diverse aree urbane - rileva l'OMS - e sono stati riportati decessi tra il personale sanitario, «ciò che indica una trasmissione associata all'assistenza medica». Alle difficoltà si sommano altre difficoltà: la situazione politica nelle zone colpite dai contagi è classificata come «altamente insicura». Nella provincia di Ituri, nella Repubblica Democratica del Congo, è in corso un conflitto che dallo scorso anno si è intensificato, portando allo sfollamento di oltre 100 mila persone. L'area è anche una zona mineraria, «con alti livelli di movimento di popolazione che aumentano il rischio di ulteriore diffusione». Per fornire sostegno, l'OMS ha quindi inviato in questi giorni 12 tonnellate di rifornimenti, tra cui dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari in prima linea.
I sintomi e la trasmissione
L'Ebola è una malattia che fa parte delle febbri emorragiche, è molto contagiosa e con un'alta percentuale di mortalità. Nel caso specifico, per il ceppo Bundibugyo ebolavirus, si attesta attorno al 50%. I sintomi iniziali includono febbre alta, affaticamento, dolori muscolari e cefalee e sono seguiti dall'aggravarsi delle condizioni con la comparsa di vomito, diarrea, eruzioni cutanee ed emorragie interne ed esterne. Il suo periodo di incubazione può durare fino a 21 giorni ma la persona infetta diventa contagiosa solo dopo aver manifestato i sintomi. I focolai di Ebola sono causati uno «spillover zoonotico», ovvero la trasmissione con il contatto da animale a uomo. I soggetti infetti trasmettono poi la malattia ad altri attraverso i loro stessi fluidi corporei quali vomito, sangue e sperma. Da quando è comparsa per la prima volta nel 1976, sono stati documentati più di 40 focolai. Questo è il 17.esimo che colpisce la Repubblica Democratica del Congo.
«Il rischio in Europa è basso»
«L'epidemia di Ebola non rappresenta un motivo di allarme per l'Unione europea», ha spiegato al riguardo Eva Hrncirova, portavoce della Commissione europea. «Al momento, per i cittadini europei, secondo il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, il rischio di contagio nell'Unione europea è molto basso. Anche per le persone che si recano nella regione il rischio è valutato come basso». Il Centro europeo ha in ogni caso convocato la task force sanitaria dell'UE per discutere il tema, anche se «in questa fase non vi sono indicazioni che le persone in Europa debbano adottare misure specifiche oltre alle normali raccomandazioni di salute pubblica». Intanto, il paziente americano infettato dal virus nella Repubblica Democratica del Congo è stato ricoverato in isolamento nel policlinico universitario dello Charité di Berlino, su richiesta degli Stati Uniti. Dal canto suo, anche la Svizzera dispone di centri specializzati per il trattamento dell'Ebola negli ospedali universitari di Ginevra e di Zurigo e il rischio nel nostro Paese, come ha spiegato l'Ufficio federale della sanità pubblica al CdT, «è ritenuto basso».



