Medio Oriente

A due passi dalla Luna, a un passo dal finimondo di Trump

Le minacce senza precedenti all'Iran hanno tenuto il mondo con il fiato sospeso, eclissando lo spettacolare sorvolo lunare di Artemis II: il tycoon oggi esulta per l'accordo di tregua, ma in molti negli USA hanno chiesto la sua rimozione invocando il 25esimo emendamento
©JIM LO SCALZO
Michele Montanari
08.04.2026 13:30

Ancora una volta il mondo si è fermato a pochi passi dal baratro. Proprio mentre la Luna si poteva quasi toccare. Quell’accordo trovato in extremis tra Stati Uniti e Iran fa tirare un sospiro di sollievo a tutti, almeno per due settimane. Certo è che il presidente USA Donald Trump ha creato l’ennesima bufera geopolitica, portando le sue minacce a un livello mai visto prima. Proprio quando la NASA diffondeva le spettacolari foto del sorvolo lunare di Artemis II, il tycoon ci ha riportato tutti con i piedi per terra, minacciando di annientare un’intera popolazione. L’uomo che sogna e punta alle stelle eclissato dall’uomo assetato di potere, che mira alla fredda terra. Alle macerie.  

«Un'intera civiltà morirà stanotte, per non essere mai più riportata in vita» ha sentenziato Trump, utilizzando una retorica guerrafondaia inedita alla Casa Bianca. Il New York Times, tra gli altri, ha parlato di una «minaccia sconvolgente», un «avvertimento di distruzione di massa», che «il diritto internazionale definirebbe "crimine di guerra", diffuso con noncuranza su Truth Social». Il suo messaggio dai toni quasi apocalittici è arrivato due giorni dopo una Pasqua segnata dalla richiesta agli iraniani di porre fine al blocco dello Stretto di Hormuz. I toni sono quelli del buon cristiano: «Aprite quel fottuto Stretto, pazzi bastardi, o vivrete all'inferno - VEDRETE! Sia lode ad Allah».

Trump, che già dopo il primo attacco su Teheran, alla fine di febbraio, celebrava la vittoria americana in Medio Oriente, non ha ancora concluso nulla di quanto promesso pubblicamente: non ha abbattuto il sanguinario regime degli ayatollah, non ha liberato il popolo iraniano, non ha confiscato l’uranio presumibilmente destinato alle armi nucleari e non si è impossessato del petrolio. Si è però assicurato la riapertura dello Stretto di Hormuz che, ironia della sorte, prima degli attacchi americani funzionava senza intoppi. Di fatto, gli statunitensi stanno cercando di scongiurare una gravissima crisi energetica globale innescata proprio da loro stessi.

Trump esulta: «L'età dell'oro del Medio Oriente».

La scorsa notte però, a poche ore dalla scadenza dell’ultimatum, è stato raggiunto un accordo. Trump è tornato a indossare i panni del diplomatico, annunciando di aver accettato una proposta del Pakistan che prevede un cessate il fuoco di due settimane e l'immediata apertura dello Stretto di Hormuz. Inutile dire che per Washington si tratta dell’ennesimo trionfo a stelle e strisce: «Una vittoria per gli Stati Uniti che il presidente Trump e le nostre incredibili forze armate hanno reso possibile» ha commentato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, aggiungendo: «Dall'inizio dell'operazione Epic Fury, il presidente aveva stimato che l'operazione sarebbe durata 6-8 settimane. Grazie alle nostre incredibili capacità, abbiamo raggiunto e superato i nostri obiettivi militari in 38 giorni».

In un'intervista alla France Press, Trump ha assicurato che la questione dell'uranio iraniano sarà «perfettamente risolta». E ha definito l'accordo con l'Iran una «vittoria totale e completa. Al 100%. Senza alcun dubbio».

E ancora, l’immancabile esultanza su Truth Social: «Una grande giornata per la pace mondiale! L'Iran la vuole, ne ha abbastanza! E così anche tutti gli altri! Gli Stati Uniti d'America aiuteranno a gestire il traffico nello Stretto di Hormuz. Ci saranno molte azioni positive! Si guadagneranno molti soldi. L'Iran potrà iniziare il processo di ricostruzione. Faremo rifornimento di ogni genere e resteremo lì ad “aspettare” per assicurarci che tutto vada bene. Sono fiducioso che andrà così. Proprio come la stiamo vivendo negli Stati Uniti, questa potrebbe essere l'età dell'oro del Medio Oriente».

La sottile linea rossa

Per il NYT, le dichiarazioni belligeranti di Trump, che più volte hanno superato i «limiti della decenza», mettono a nudo un «leader impulsivo, abituato a ottenere ciò che vuole attraverso la coercizione e l'imprevedibilità, ma che ora non sta ottenendo ciò che desidera». Inoltre, per gli americani c'è una sottile linea rossa che non deve essere varcata: quella degli attacchi sui civili e dei crimini di guerra, perché gli USA - Hollywood insegna - devono sempre apparire come i buoni della Storia.

Tant’è che negli scorsi giorni pure alcuni dei più ferventi sostenitori del tycoon si sono uniti alle voci fuori dal coro repubblicano. Tucker Carlson, ex giornalista di Fox News e podcaster di destra, ha affermato che il messaggio pasquale del presidente ha «distrutto» il giorno più sacro del calendario cristiano: «È una cosa spregevole sotto ogni punto di vista. Comincia con la promessa di usare l'esercito americano, il nostro esercito, per distruggere le infrastrutture civili di un altro Paese, il che significa commettere un crimine di guerra, un crimine morale contro la popolazione di quel Paese, la cui salvaguardia, tra l'altro, era uno dei motivi per cui, presumibilmente, siamo entrati in questa guerra», ha evidenziato Carlson. 

Il senatore repubblicano del Wisconsin Ron Johnson, fedele alleato di Trump al Congresso, martedì ha invece dichiarato al Wall Street Journal che Trump perderà il suo appoggio se dovesse attaccare obiettivi civili come le infrastrutture energetiche. Johnson ha lasciato intendere di considerare tali attacchi «illegali». Marjorie Taylor Greene, l'ex rappresentante repubblicana che è passata dall'essere una delle più fedeli alleate di Trump a una delle sue più accanite detrattrici, ha invece invocato il 25esimo emendamento, come molti dem, scrivendo su X: «Non è caduta una sola bomba sull'America. Non possiamo distruggere un'intera civiltà. Questa è malvagità e follia». Contro il leader della Casa Bianca si sono schierati pure l'ex alleato del movimento MAGA e conduttore radiofonico conservatore Alex Jones e la commentatrice conservatrice Candace Owens.

Il 25esimo emendamento

L'incubo di una guerra senza fine e una crisi energetica di proporzioni bibliche, oltre ad aver allarmato diversi repubblicani, ha scatenato un putiferio tra i democratici, con molti esponenti accorsi ad invocare la rimozione di Trump dalla sua carica. Alcuni hanno chiesto l'impeachment, altri hanno invece fatto riferimento al 25esimo emendamento, il quale prevede una procedura per la destituzione di un presidente qualora non sia «in grado di esercitare i poteri e i doveri della sua carica».

Per rimuovere Trump con successo sarebbe necessario il sostegno della maggioranza del suo Gabinetto e del suo vicepresidente, JD Vance. Una evenienza che al momento sembra del tutto improbabile, specialmente dopo il raggiungimento della tregua in Medio Oriente. Però, come detto, nelle ore precedenti all’intesa sono state numerose le voci contrarie all’operato del tycoon.

«Questa è una persona estremamente malata», ha scritto su X il senatore newyorkese Chuck Schumer, leader della minoranza, aggiungendo: «Ogni repubblicano che si rifiuta di unirsi a noi nel votare contro questa guerra insensata si assume la piena responsabilità di tutte le conseguenze di qualunque cosa sia questa».

Tra le decine di democratici che hanno invocato il 25esimo emendamento la CNN cita pure potenziali candidati alle elezioni presidenziali del 2028, come il governatore dell'Illinois JB Pritzker, il quale ha definito il tycoon «uno squilibrato». Trump oggi esulta per aver momentaneamente domato l'Iran, ma ora i nemici più agguerriti sembrano essere dentro casa, negli Stati Uniti d’America. Non in Medio Oriente. E neppure sulla Luna.

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