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Accordo USA-Iran a un passo, la «firma nei prossimi giorni»

«Una volta finalizzata, la bozza di accordo con gli USA sarà firmata a distanza», ma Teheran prende tempo «a causa delle esitazioni degli Stati Uniti» – TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
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Accordo USA-Iran a un passo, la «firma nei prossimi giorni»
Red. Online
13.06.2026 08:23
22:14
22:14
'Attacco israeliano a Khan Younis provoca due morti'

Un attacco aereo israeliano ha ucciso questa sera due persone nel quartiere al-Amal a Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza. Lo scrive al Jazeera, precisando che fra i feriti c'è anche un bambino.

20:49
20:49
Trump, 'domenica l'accordo'. Ma l'Iran frena

Le ore di febbrile attesa per la firma del memorandum tra Iran e Usa si accompagnano a una babele di rivendicazioni e smentite sui media e sui social di entrambi gli schieramenti, mentre il mondo guarda con cauta speranza a un accordo «vicino come mai prima d'ora».

Ad ogni modo, sembra ormai archiviata l'ipotesi Ginevra: la firma «sarà a distanza», ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, trovando conferma nel mediatore Pakistan che ha poi tentato di chiarire i tempi, parlando sabato di una «finalizzazione prevista nelle prossime 24 ore».

La scadenza è stata rilanciata in serata dallo stesso Donald Trump, secondo cui la sigla «è prevista» per domenica «e subito dopo, lo Stretto di Hormuz sarà aperto a tutti». Ma Teheran non conferma e continua a prendere tempo, parlando invece di una firma «nei prossimi giorni», a discapito dell'obiettivo statunitense di chiudere entro il fine settimana, in tempo per il G7 di Evian e per i festeggiamenti del compleanno del tycoon.

Ignorando le dichiarazioni iraniane, Islamabad ha in ogni caso insistito sul fatto che la firma sarà domenica. E avverrà «in videoconferenza»: nessuna cerimonia a Ginevra quindi, mentre è cresciuta l'ipotesi che la Svizzera possa ospitare la prossima settimana incontri tra due funzionari di alto livello di Stati Uniti e Iran, con il ministro degli Esteri pakistano che si recherà nel Paese europeo per preparare la riunione.

È poi circolata nuovamente sui media l'ipotesi di un approdo domenica in Pakistan di Araghchi e una sua delegazione, per colloqui tecnici relativi all'accordo. Tutte le indiscrezioni sono state smentite dal portavoce della diplomazia di Teheran, Esmail Baghaei: «Il team negoziale non ha in programma di visitare Ginevra o altre località nei prossimi giorni».

Se le dichiarazioni incrociate alimentano l'incertezza su tempi e modalità della sigla, sembra ormai dato per certo che un testo comune sia stato concordato, come annunciato dallo stesso Pakistan. Ad alimentare la speranza, è giunto anche l'annuncio iraniano di una data per i funerali di Ali Khamenei, programmati dal 4 al 9 luglio dopo essere stati rimandati per mesi proprio a causa del protrarsi della guerra.

Intanto, nessuna informazione ufficiale è giunta sul contenuto del memorandum, sul quale prosegue lo scontro di rivendicazioni tra Stati Uniti e Iran, primo tra tutti sul tema del nucleare ma anche Hormuz, per il quale Araghchi ha ribadito che «l'amministrazione dello stretto non sarà più la stessa». Secondo gli Stati Uniti e Trump, il memorandum prevede la riapertura immediata e senza pedaggi dello tratto di mare, per il quale resta sul tavolo l'offerta di una missione internazionale a garanzia dei traffici marittimi. La tensione resta alta nell'area: nella notte, il Centcom americano ha rivendicato di aver abbattuto diversi droni lanciati dall'Iran «nel tentativo di colpire navi commerciali in transito» nello stretto, mentre l'agenzia britannica Ukmto ha riferito che una petroliera è stata colpita da un proiettile non identificato al largo delle coste omanite.

Qualora si raggiungesse l'agognata firma, dal memorandum di Islamabad partiranno 60 giorni in cui entrare nel merito dei punti più difficili del negoziato, su tutti il nucleare. «A situazione tranquilla, interverremo per recuperare il materiale nucleare grazie ai nostri splendidi bombardieri B-2 e ai loro eccezionali piloti», è il futuro delineato da Trump su Truth, aggiungendo che dopo «ne ridurremo il grado di arricchimento e lo distruggeremo, sia esso in Iran o negli Stati Uniti». Da parte sua, Araghchi ha dichiarato che l'unico modo per gestire le proprie scorte di uranio altamente arricchito sarà diluirlo all'interno dell'Iran.

Con queste premesse, il secondo capitolo del negoziato si preannuncia già intenso. Gli Stati Uniti punteranno a massimizzare il risultato facendo leva sull'allentamento delle sanzioni e lo sblocco dei beni congelati, entrambi punti previsti nel memorandum ma che saranno attuati solamente se la Repubblica islamica «rispetterà i suoi obblighi», ha chiarito il vicepresidente americano Vance.

E a questo proposito, gli Emirati si sono affrettati a smentire un articolo di Reuters online secondo cui il Paese del Golfo aveva accettato di sbloccare miliardi di dollari per Teheran. Da parte sua, l'Iran tenterà di rivendicare la propria sovranità sul nucleare, tenendo sotto scacco Hormuz. E intanto, dovrà fare i conti con le reazioni all'interno del Paese, dove il quotidiano iraniano 'Khorasan', considerato più vicino ai pasdaran, parla già di un memorandum che può solamente ritardare quello che ha definito lo scontro finale tra Iran e Stati Uniti.

20:46
20:46
Netanyahu per ora non si ferma, raid nel sud del Libano

Nel Libano meridionale continuano a sfrecciare i droni e a fischiare le bombe. Segnale inequivocabile della maniera in cui il governo di Israele, mentre in parallelo si gioca una partita cruciale per il Medio Oriente lungo l'asse Washington-Teheran, intende proseguire nel gestire il fronte del conflitto dichiarato con Hezbollah, che intanto resta militarmente attivo vicino al confine nord: facendo cioè ampio ricorso all'uso della forza, in nome della necessità di «difendersi» da una «minaccia» considerata esistenziale, anche mantenendo alcune zone del Paese confinante occupate dalle proprie truppe.

Una linea, quella tracciata dal premier Benjamin Netanyahu, che si traduce in continui raid e incursioni in distretti libanesi come quelli di Tiro, Nabatieh e Sidone, da cui spesso non vengono risparmiati civili, pur se gli obiettivi annunciati sono sempre militari. E che risulta pienamente operativa nonostante più volte, dall'inizio delle ostilità lo scorso 2 marzo, siano stati annunciati accordi di tregua per le aree sconvolte dalle violenze.

Dove, al momento, non hanno evidentemente sortito effetti diretti neanche le prese di posizione a favore di uno stop reale dell'escalation bellica da parte di diversi attori regionali e internazionali, da papa Leone XIV all'Unione Europea, passando per diverse capitali mediorientali.

Negli attacchi israeliani delle ultime 24 ore sono stati segnalati almeno 5 morti: oltre al sindaco di Al-Rayhan (Rihan, nel distretto di Jazzine), Ali Badie, si parla di una persona uccisa a Maakarah (Tiro) e di tre in località di Nabatieh.

Ma le notizie di missili lanciati, ordigni sganciati, case distrutte e scorribande di droni d'assalto hanno continuato a susseguirsi sui media locali anche al di là di questi episodi, con ritmo martellante. Segnalati anche diversi feriti, tra cui un soldato libanese, preso di mira dallo stesso drone, secondo l'esercito di Beirut, per ben due volte.

L'esercito israeliano ha chiarito di aver attaccato, «nell'ultima giornata», oltre 70 posizioni di Hezbollah, aggiungendo di aver «eliminato sette terroristi» appartenenti alla milizia nel giro di una settimana. Mentre il gruppo armato filo-iraniano, da parte sua, ha continuato nel frattempo a rivendicare, come in giornate precedenti, attacchi con droni lanciati miratamente contro le truppe israeliane. Nella località di Majdal Zoun (Tiro) sono stati inoltre riferiti combattimenti terrestri diretti. Da inizio conflitto, secondo il ministero della Sanità libanese, sono morte almeno 3.756 persone e ferite 11.632.

Nuovi episodi di grave violenza continuano a essere riportati anche in altre zone in cui sono presenti le forze israeliane. Stando all'agenzia Wafa, tra i più recenti c'è quello riguardante un 29enne palestinese con disabilità, ferito all'addome e a una gamba da colpi d'arma da fuoco sparati da militari israeliani a Duma (Cisgiordania). Il ragazzo è stato poi trasportato in ospedale per ricevere cure mediche.

Nella Striscia di Gaza, invece, un palestinese è stato ucciso e altri due sono rimasti feriti quando un drone militare israeliano ha colpito un gruppo di civili vicino all'ingresso del campo profughi di al-Bureij.

20:14
20:14
Coloni attaccano alcuni operai vicino Betlemme

Alcuni coloni israeliani hanno attaccato degli operai di un'azienda di servizi pubblici vicino a Betlemme, danneggiando un veicolo.

Lo ha riferito l'agenzia di stampa statale palestinese Wafa, ripresa da Haaretz, precisando che i coloni hanno attaccato i dipendenti della compagnia elettrica distrettuale di Gerusalemme mentre svolgevano dei lavori nel villaggio di Wadi Rahal, a sud di Betlemme, in Cisgiordania.

Secondo il rapporto, diversi lavoratori hanno riportato ferite lievi e il loro veicolo è stato gravemente danneggiato. La Wafa ha ricordato che gli attacchi dei coloni nella zona di Betlemme sono aumentati nelle ultime settimane.

19:27
19:27
Trump: 'domani la firma dell'accordo con l'Iran'

La firma dell'accordo con l'Iran «è prevista per domani e, subito dopo, lo Stretto di Hormuz sarà APERTO A TUTTI». Lo scrive Donald Trump sul suo social Truth.

17:31
17:31
Teheran ha sepolto l'uranio arricchito: 'sarà dura estrarlo'

Quando agli iraniani è stato chiaro che al Pentagono stavano meditando seriamente di andarsi a prendere con la forza l'uranio arricchito, la contromisura è stata drastica e - quasi letteralmente - tombale. Hanno fatto crollare i tunnel dove il materiale nucleare era nascosto da mesi, ha rivelato stamattina la Cnn, e per di più hanno minato gli ingressi.

Adesso recuperarlo sarebbe difficile persino per loro, figurarsi per un blitz di armati, di notte, col tempo contato e sotto il fuoco nemico. E ora che le trattative sono alle strette e la questione uranio è più che mai centrale, avere il prezioso materiale sotto tonnellate di terra va a tutto vantaggio del regime dei pasdaran.

La conseguenza più evidente è che gli Usa, preso atto della situazione, avrebbero finito per accettare nel memorandum di intesa per il cessate il fuoco il 'compromesso all'iraniana': l'uranio non più portato via dagli americani, come volevano i falchi di Washington, ma diluito in loco sotto l'occhio vigile degli ispettori Onu. «E' la nostra posizione da sempre» ricordava ieri il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi.

Adesso per rimuoverlo serviranno macchinari complessi e lunghe e delicate sessioni di sminamento. Tempo, in una parola, risorsa che in guerra può valere più dei missili. Sempre che alla fine ci si riesca, perché c'è persino chi ipotizza che gli iraniani a un certo punto potrebbero persino dichiarare - non si sa quanto credibilmente - che quell'uranio è del tutto irraggiungibile, lasciando Washington e i suoi alleati con una spada di Damocle, radioattiva, sopra la testa.

La 'spada' pesa 970 libbre, circa 440 chili, e al momento sarebbe allo stato gassoso (esafloruro di uranio). Per arricchire il materiale gli scienziati della Repubblica Islamica hanno usato le potenti centrifughe degli impianti di Natanz, Fordow e Isfahan. Al momento sarebbe al 60%, ma in pochi giorni e disponendo di laboratori efficienti potrebbe arrivare al 90%, cioè la quota adatta a fabbricare ordigni.

Con mezza tonnellata di uranio se ne potrebbero ricavare dieci, secondo gli esperti, e nessuno nella regione vuole un Iran dotato di bombe nucleari. Gli israeliani meno di tutti gli altri: «Finché sarò premier, l'Iran non avrà il nucleare. Con Trump siamo d'accordo» ha affermato il primo ministro Benyamin Netanyahu. Ma adesso il quadro è oggettivamente più difficile rispetto a un mese fa, e la finestra per un raid s'è definitivamente chiusa.

L'opzione militare esisteva eccome, e un'ulteriore conferma è arrivata oggi sempre dalla Cnn. Scrive la testata Usa che lo scorso 19 maggio il capo delle Forze armate Usa, il generale Dan Caine, ha lasciato in fretta e furia un vertice Nato a Bruxelles per raggiungere un briefing a Tampa, in Florida, nel quartier generale del Comando Centrale, dove sul tavolo lo aspettavano i piani operativi per il raid.

Una operazione a rischio classificato 'da alto a estremo', cioè con parecchie vittime americane anche in caso di successo, e con la possibilità concreta che Teheran potesse giocarsi per rappresaglia l'ultima carta rimasta finora nel taschino: il blocco di Bab al-Mandab per mano degli Houthi yemeniti. A bloccare tutto, in un sussulto di prudenza, sarebbe stato lo stesso Donald Trump.

15:25
15:25
Teheran: l'accordo non sarà firmato nelle prossime 24 ore

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmaeil Baghaei ha dichiarato che l'accordo Teheran-Washington non verrà firmato domani. Lo riportano i media statali iraniani.

Baghaei ha affermato che l'Iran deve essere cauto nel commentare la data della firma a causa delle esitazioni degli Stati Uniti.

Secondo l'agenzia di stampa statale Irna, che cita Baghei, l'Iran ha escluso la possibilità di firmare, nelle prossime 24 ore, un memorandum d'intesa con gli Stati Uniti per porre fine in modo definitivo alla guerra in Medio Oriente.

«Dobbiamo aspettare per conoscere la data esatta della firma. Non sarà domani», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, lasciando intendere che avverrà «nei prossimi giorni».

13:43
13:43
Pakistan: finalizzazione dell'accordo entro 24 ore

Il premier pachistano Shehbaz Sharif afferma su X che Stati Uniti e Iran sono «più vicini che mai a un accordo di pace» e che «la finalizzazione è prevista nelle prossime 24 ore».

Sharif aggiunge che il Pakistan, che sta mediando i colloqui, si sta «preparando per la firma elettronica dell'accordo di pace subito dopo, seguita da colloqui a livello tecnico la prossima settimana».

«Desideriamo ringraziare - afferma Sharif - gli Stati Uniti d'America e la Repubblica Islamica dell'Iran per il loro costante impegno durante i negoziati ed esprimiamo il nostro sincero apprezzamento ai nostri fratelli nella regione per il loro sostegno. Siamo fiduciosi che questo storico accordo di pace costituirà una solida base per una pace duratura».

In precedenza, una fonte di alto livello ha dichiarato ad Al Arabiya che il memorandum d'intesa tra USA e Iran sarà firmato a distanza e che gli incontri di Ginevra sono stati rinviati a data da destinarsi. Al Arabiya ha aggiunto che si terranno poi degli incontri a Islamabad per discutere di questioni tecniche.

13:25
13:25
Ali Khamenei sarà sepolto il 9 luglio

La Guida suprema Ali Khamenei, che ha guidato l'Iran per quasi 37 anni prima di essere ucciso dai raid aerei israeliani-americani il 28 febbraio, sarà sepolto il 9 luglio a Mashhad (nord-est), secondo quanto riportato oggi dalla televisione di stato iraniana.

I funerali dell'ayatollah inizialmente previsti per marzo ma rinviati a causa della guerra, si svolgeranno nell'arco di sei giorni a partire dal 4 luglio nella capitale Teheran, nonché nelle città sante di Qom (nord) e Mashhad, suo luogo di nascita, ha affermato l'emittente.

Il massimo esponente nazionale del clero sciita è stato presidente della Repubblica islamica dal 1981 al 1989, prima di diventare guida suprema dell'Iran dal 1989 fino alla sua morte avvenuta in un raid aereo congiunto da parte di Israele e Stati Uniti.

12:27
12:27
Gli Emirati Arabi Uniti negano il trasferimento di fondi all'Iran

Gli Emirati Arabi Uniti hanno categoricamente smentito le notizie diffuse dai media internazionali riguardanti il trasferimento di fondi all'Iran, comprese le accuse relative a 3 miliardi di dollari. Lo scrivono i media emiratini.

Il Ministero degli Affari Esteri ha affermato che le notizie riguardanti lo sblocco di fondi iraniani congelati erano false e infondate.

Ieri il sito di Reuters aveva scritto che gli Emirati Arabi Uniti aveva accettato di sbloccare miliardi di dollari per l'Iran.

11:12
11:12
Gli USA hanno valutato un'azione di terra in Iran per recuperare l'uranio

Il generale di più alto grado degli Stati Uniti ha effettuato una visita segreta e rapida al quartier generale del Comando Centrale in Florida alla fine del mese scorso per essere informato di persona sui piani dell'esercito americano di inviare truppe di terra in Iran per impossessarsi con la forza dell'uranio altamente arricchito, secondo quanto riferito alla CNN da due fonti a conoscenza della questione.

Secondo le fonti, i briefing erano così urgenti e delicati che il generale Dan Caine è dovuto correre da Bruxelles, dove si trovava per un incontro NATO, a Tampa il 19 maggio. La natura di alto livello e l'urgenza dei briefing sottolineano quanto l'amministrazione fosse vicina a dare il via libera all'operazione di terra ad alto rischio, hanno aggiunto le fonti.

Secondo una delle fonti, Caine ha poi informato il presidente Donald Trump sulle opzioni per una simile operazione. Ma Trump ha fatto una pausa dopo essere stato avvertito che ciò avrebbe probabilmente provocato una dura rappresaglia iraniana, prolungando la guerra e gettando l'economia globale in un ulteriore caos, hanno detto le fonti. Trump ha anche espresso preoccupazione per il potenziale numero significativo di vittime statunitensi. Le discussioni sull'invio di truppe di terra in Iran, avvenute proprio il mese scorso, dimostrano quanto gli Stati Uniti siano andati vicini a una massiccia escalation del conflitto.

Secondo quanto riferito alla Cnn da tre persone a conoscenza dei fatti, Teheran starebbe anche pianificando un'«opzione nucleare» di natura economica nel caso in cui i negoziati con gli Stati Uniti fallissero e la guerra riprendesse: convincere gli Houthi a chiudere lo stretto di Bab el-Mandab.

Qualora venisse lanciata un'operazione di terra per recuperare l'uranio, il rischio di danni economici derivanti dalla chiusura dello stretto di Bab al-Mandab potrebbe essere catastrofico per l'economia mondiale. Secondo le fonti, gli iraniani si sono astenuti finora dal coinvolgere gli Houthi in tale azione solo perché sanno che potrebbe far deragliare i colloqui di pace in corso. Ma resta una carta che l'Iran potrebbe giocare se la trattativa fallisse e gli Stati Uniti riprendessero le operazioni di combattimento su vasta scala, un'ipotesi che Trump ha sempre evitato.

10:38
10:38
L'Iran ha intensificato drasticamente gli sforzi per sigillare il suo deposito di uranio

Nelle ultime settimane, l'Iran ha intensificato drasticamente gli sforzi per sigillare il suo deposito di uranio quasi a livello di produzione bellica, facendo crollare deliberatamente tunnel e minando gli ingressi con mine esplosive, secondo cinque fonti dei servizi segreti statunitensi, scrive l'emittente televisiva Cnn.

Raggiungere la mezza tonnellata circa di uranio altamente arricchito è ora molto più difficile, pericoloso e dispendioso in termini di tempo rispetto a solo un mese fa, quando il presidente americano Donald Trump aveva pubblicamente lasciato intendere che avrebbe potuto ordinare all'esercito statunitense di sequestrarlo, hanno affermato le fonti.

Le nuove fortificazioni iraniane aggiungono un ulteriore livello di complessità all'accordo proposto dall'amministrazione di Trump con Teheran per la rimozione e la distruzione dell'uranio e sollevano interrogativi su chi si assumerà il pericoloso compito di estrarlo.

Secondo un alto funzionario dell'amministrazione che ha informato i giornalisti ieri, le due parti si stanno avvicinando a un accordo che richiederebbe all'Iran di consegnare il suo uranio arricchito agli Stati Uniti. L'uranio verrebbe distrutto in loco e poi portato fuori dal paese, ha affermato il funzionario. Tuttavia, funzionari statunitensi e iraniani hanno fornito versioni contrastanti sull'accordo preliminare e i suoi termini precisi rimangono poco chiari. Il presunto testo di una bozza di accordo è trapelato ieri a un'agenzia di stampa iraniana semiufficiale, scatenando una reazione furiosa da parte di Trump sulle reti sociali.

Secondo diverse fonti, persino per gli stessi iraniani la rimozione del materiale arricchito sarebbe ora difficile e pericolosa. Richiederebbe l'impiego di macchinari pesanti per lo scavo e operazioni di sminamento, attività complesse e rischiose. Potrebbe inoltre offrire all'Iran l'opportunità di occultare i propri sforzi per conformarsi alle normative.

La comunità internazionale ritiene che la maggior parte delle scorte si trovi nei tunnel crollati del complesso nucleare di Isfahan, nell'Iran centrale, con una parte aggiuntiva di materiale stoccata in altri siti.

10:29
10:29
Israele lancia attacchi aerei contro il sud del Libano

Attacchi aerei israeliani hanno preso di mira il Libano meridionale, poco dopo che l'esercito dello Stato ebraico aveva emesso un ordine di evacuazione per 20 località della regione, tra cui la città di Nabatieh, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa ufficiale libanese Ani.

I bombardamenti hanno colpito diverse aree specificate nell'ordine di evacuazione israeliano, tra cui i villaggi di Rihan e Sujud, situati vicino a Nabatieh, indica Ani.

08:23
08:23
Il punto alle 8.00

Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha affermato ieri che, una volta finalizzata, la bozza di accordo con gli Stati Uniti sarà firmata «a distanza», il che potrebbe accadere «nei prossimi giorni». «Non appena saranno completate le fasi finali dei nostri negoziati, questo accordo sarà firmato e annunciato. La firma avverrà inizialmente in modalità digitale. Ciascuna parte firmerà a distanza. Dopodiché, verrà annunciato che questo protocollo d'intesa è stato firmato da entrambe le parti», ha affermato Araghchi in un'intervista alla televisione di stato. «Questo potrebbe accadere nei prossimi giorni. Sono molto fiducioso.»

Ieri erano circolate voci secondo cui l'accordo di cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran avrebbe potuto essere firmato a Ginevra. Araghchi ha pure dichiarato che Teheran ritiene che l'unico modo per gestire le proprie scorte di uranio altamente arricchito sia diluirlo all'interno del paese. «La nostra posizione è sempre stata che l'unico modo per gestire le scorte di materiale arricchito è diluirlo all'interno dell'Iran», ha affermato.

Trump ha parlato con Netanyahu

Dal canto suo, il presidente statunitense Donald Trump ha parlato ieri con il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu degli ultimi sforzi per raggiungere un accordo con l'Iran, ha detto all'agenzia di stampa statunitense Associated Press (AP) un alto funzionario dell'amministrazione statunitense, stando a quanto scrive il quotidiano britannico The Guardian. Il funzionario, informando i giornalisti alla condizione che fosse rispettato il suo anonimato, ha affermato che l'amministrazione statunitense sta comunicando ai funzionari israeliani che qualsiasi accordo richiederà che l'Iran inizi a dare seguito alle concessioni previste prima che Teheran possa ricevere qualsiasi potenziale beneficio.

Abbattuti diversi droni iraniani a Hormuz

Intanto, secondo quanto ha riferito il comando militare statunitense per il Medio Oriente (Centcom), l'Iran ha lanciato «diversi droni d'attacco unidirezionali nel tentativo di colpire navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz». Le forze statunitensi «li hanno abbattuti tutti nelle ultime ore, mentre il flusso di traffico attraverso lo Stretto prosegue senza ostacoli. Il corridoio commerciale internazionale rimane aperto al transito», si legge in messaggio sulla rete sociale X.

«Prezzi dell'energia alleggeriti se finisce la guerra contro l'Iran»

Gli americani potrebbero presto beneficiare di un alleggerimento dei prezzi dell'energia, attualmente elevati, nel caso in cui il conflitto contro l'Iran dovesse risolversi. Intervenendo su Fox News, il segretario al Tesoro Scott Bessent ha ipotizzato che una soluzione potrebbe arrivare già nel fine settimana o all'inizio della prossima settimana. «Vedremo: forse già questo fine settimana o lunedì ci lasceremo tutto questo alle spalle. I prezzi dell'energia torneranno a scendere», ha detto Bessent, per il quale le forniture energetiche globali rimangono solide nonostante le recenti interruzioni legate al blocco dello Stretto di Hormuz, osservando che i prezzi del petrolio e della benzina sono già arretrati rispetto ai massimi raggiunti di recente. Bessent si è detto inoltre fiducioso sull'andamento generale dell'economia USA, citando la crescita dell'occupazione nel settore privato e l'allentamento delle pressioni inflazionistiche man mano che i costi dell'energia si stabilizzano.