Il caso

Diciassette anni dopo la tragedia del volo AF A447, Air France e Airbus sono state condannate

Al termine del processo di secondo grado, la Corte d'appello di Parigi ha dichiarato la compagnia aerea e il costruttore «colpevoli di omicidio colposo» per l'incidente dell'A330 che nel 2009 precipitò nell'Atlantico causando la morte di tutte le 228 persone a bordo
© Keystone / AP Photo/Brazil's Air Force
Red. Online
21.05.2026 19:16

Dopo diciassette anni, il più grave incidente nella storia dell'aviazione francese torna sotto i riflettori. Con una sentenza storica. Al termine del processo di secondo grado, la Corte d'appello di Parigi ha infatti dichiarato Air France e Airbus «colpevoli di omicidio colposo» per l'incidente del volo AF 447. Volo che, partito da Rio de Jainero e diretto a Parigi, dove non arrivò mai, si schiantò nell'Atlantico trascinando con sé le 228 persone a bordo fra equipaggio e passeggeri, il 1. giugno del 2009. 

Solo tre anni fa, nell'aprile del 2023, la compagnia aerea e il costruttore erano state assolte in primo grado. Al termine del processo, il tribunale penale di Parigi aveva tuttavia riconosciuto la responsabilità civile di Airbus e Air France. In particolare, aveva evidenziato che, sebbene fossero state commesse «imprudenze» e «negligenze», «non fosse stato possibile dimostrare alcun nesso causale certo» con l’incidente.

Al termine dei due mesi di processo d’appello nell’autunno del 2025, la Procura aveva però cambiato posizione chiedendo la condanna di Air France e Airbus per l'incidente. In quanto persone giuridiche, le due società sono quindi state condannate, oggi, a una multa di 225.000 euro, la pena massima. Una condanna che, come sottolinea Le Monde, è «essenzialmente simbolica», ma compromette la loro immagine. 

Le colpe di Air France e Airbus

Nello specifico, Air France è stata giudicata «colpevole di non aver organizzato una formazione adeguata per i piloti» in merito alle situazioni di formazione di ghiaccio sui tubi di Pitot, i sensori per la determinazione della velocità macroscopica rispetto all’aria. Di più, la compagnia aerea è stata accusata di «non aver fornito informazioni sufficienti agli equipaggi». Un aspetto che, tuttavia, Air France ha sempre contestato. 

Airbus, invece, è colpevole di aver «sottovalutato la gravità dei malfunzionamenti malfunzionamenti delle sonde anemometriche». Ma anche di non aver preso tutte le misure necessarie per informare con urgenza le compagnie aeree che ne erano dotate. Accuse che, anche in questo caso, il costruttore di aerei ha sempre negato. 

A seguito della sentenza, Airbus ha dichiarato di voler ricorrere in cassazione. Fuori dall'udienza, l'avvocato del costruttore, Simon Ndiaye ha criticato aspramente la condanna che, a suo dire, «che risponde a considerazioni che non hanno nulla a che vedere con la giustizia, con il diritto, con la sicurezza». Sia Airbus che Air France, come detto, hanno ripetutamente negato le accuse e secondo gli avvocati francesi è probabile che verranno presentati ulteriori ricorsi. 

La reazione delle famiglie

Al processo erano presenti anche i parenti di alcuni passeggeri, tra cui principalmente cittadini francesi, brasiliani e tedeschi. Alcuni di loro hanno criticato la multa a cui sono state condannate le compagnia aerea e il costruttore, a causa dell'importo «simbolico». Per le famiglie, tuttavia, questa decisione «condanna per la prima volta le multinazionali aeronautiche e pone la sicurezza al di sopra di ogni altra considerazione economica», ha dichiarato Danièle Lamy, presidente dell’associazione Entraide et Solidarité AF 447

Sia in primo grado che in appello, Airbus e Air France si sono costantemente difese con forza, allontanandosi da ogni accusa. Entrambe le aziende hanno ripetutamente puntato il dito contro le «scelte sbagliate» prese dai piloti in quella situazione. Airbus, in particolare, ha ribadito che «i fattori umani sono stati determinanti nell'incidente». 

I fatti e le responsabilità

Come tristemente noto, il 1. giugno del 2009 il volo AF 447, qualche ora dopo il decollo, precipitò nell'Atlantico, nel cuore della notte, causando la morte dei suoi 216 passeggeri, dei 3 piloti e dei 9 membri dell'equipaggio. A bordo dell'aereo (un Airbus 330) erano presenti, come detto, persone di 33 nazionalità differenti, ma soprattutto francesi (72) e brasiliani (58). I primi detriti del velivolo e alcuni corpi vennero ritrovati nei giorni successivi allo schianto, mentre il relitto fu localizzato solo due anni più tardi, a quasi 3000 metri di profondità. 

Al termine del processo del 2023, il tribunale penale di Parigi aveva assolto Airbus e Air France dal punto di vista penale, pur riconoscendone la responsabilità civile. In particolare, aveva evidenziato che, sebbene fossero state commesse «imprudenze» e «negligenze», «non fosse stato possibile dimostrare alcun nesso causale certo» con l’incidente.

Come emerse dalla scatola nera – ritrovata solo dopo mesi di ricerche negli abissi marini nel 2011 –, l'incidente fu scatenato da un malfunzionamento dei tubi di Pitot mentre l'aereo volava ad alta quota in una zona meteorologica «complicata», vicino all'equatore, nota come Doldrums. L’avaria spinse uno dei piloti a adottare una traiettoria ascendente, provocando ulteriori incomprensioni in cabina con gli altri due piloti e portando l’aereo in stallo.

Sebbene, per lungo tempo, la responsabilità del disastro aereo fu attribuita, esclusivamente, ai piloti, per la Procura generale sono altrettanto «evidenti» le colpe di Airbus e Air France, che hanno «senza dubbio contribuito al verificarsi dell'incidente». Come riporta, ancora, Le Monde, l'accusa contesta ad Airbus di aver sottovalutato la gravità dei guasti ai tubi di Pitot di cui era dotato l'aereo. Ma anche «una mancanza di informazione agli equipaggi delle compagnie aeree, che ha impedito ai piloti di reagire come avrebbero dovuto e ha creato la situazione che ha portato all'incidente». Air France, invece, è stata accusata di non aver formato adeguatamente l'equipaggio in merito alle procedure da seguire in caso di congelamento dei tubi di Pitot e dei conseguenti malfunzionamenti. Non solo. Secondo l'accusa, l'equipaggio non era neppure stato informato adeguatamente sul rivelamento del congelamento di tali sonde. Informazioni che, al contrario, sono state definite cruciali per garantire la sicurezza delle operazioni aeree, ed evitare la catastrofe.