Mondo
La diretta

Israele e USA firmano l'accordo per la nuova ambasciata americana a Gerusalemme

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar e l'ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Mike Huckabee hanno firmato oggi un accordo che assegna il terreno destinato alla costruzione della sede permanente dell'Ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme — TUTTI GLI AGGIORNAMENTI
LIVE
Israele e USA firmano l'accordo per la nuova ambasciata americana a Gerusalemme
Red. Online
01.07.2026 06:08
20:57
20:57
Kane salva l'Inghilterra, agli ottavi c'é il Messico

Nel mondiale dei campioni, Harry Kane tiene il ritmo di Messi, Mbappé e Haaland, prende per mano un'Inghilterra in difficoltà, con una doppietta spettacolare rimonta un ottimo Congo, si regala gli ottavi di finale a Città del Messico, con i padroni di casa che ancora devono subire un gol.

È una gara tesa, vibrante in cui l'Inghilterra soffre soprattutto per la verve degli africani che passano subito con Cipenga. Poi la squadra di Tuchel crea una serie considerevole di occasioni ed é prezioso Mpasi che salva tre volte miracolosamente su Bellingham. Il Congo prende anche un palo, ma ci vogliono gli ingressi di Saka, Eze e soprattutto Gordon per rovesciare il risultato. E soprattutto di vuole la classe sopraffina, il senso del gol di Harry Kane che sta vivendo la stagione più fulgida della sua strepitosa carriera. Per lui sono i gol n.71 e 72 in 62 gare stagionali. Al mondiale raggiunge Haaland a 5 gol, uno in meno di Messi e Mbappé.

Tuchel avrà tempo per riflettere su alcune carenze manifestatesi in difesa. A centrocampo grande l'apporto di Rice, poco appariscente Anderson (passato al City di Maresca per 135 mln), modesto l'apporto di Rashford. Grande gara di Bellingham che tiene a galla la squadra nel primo tempo e avrebbe meritato almeno un gol.

Il Congo fa un figurone: nelle qualificazioni ha fatto fuori Camerun e Nigeria, nella fase a gironi ha bloccato il Portogallo. Per un'ora spaventa gli inglesi grande alla prodezza di Cipenga, alla qualità di Wissa e Wan -Bissaka, all'abnegazione di Moutoussany e Sadiki. Ma alla fine si deve arrendere uscendo dal campo a testa alta.

Si aspettano le giocate di Bellingham e Kane e invece é il Congo che prende di petto la partita e impone la sua gioia di vivere, la possibilità di sognare. L'Inghilterra approccia male, si perde in passaggi laterali mentre gli africani fraseggiano, non hanno paura. La zona destra della difesa é da tempo il tallone d'Achille di Tuchel e gli avversari affondano. Al 7' Sadiki porta via Konsa e Spence, crea un'autostrada per Cipenge che con un gran tiro beffa Pickford. L'Inghilterra é ingessata e si innervosisce, Bellingham rimedia un giallo. Poi, dopo il cooling break, si cambia spartito. Rice prende in mano l'iniziativa, scatena a destra l'esuberante Madueke e il Congo va in affanno. Ma la difesa sa il fatto suo: al 30' assist di Rice, Bellingham di testa a colpo sicuro, ma il portiere Mpasi vola. Al 35' azione ariosa e incisiva, tiro di Rashford che viene intercettato sulla linea di Wan-Bissacka. Ma il Congo non vuole farsi schiacciare e al 42' su cross di Wan-Bissaka Wissa colpisce il palo.

La partita diventa frenetica, riparte il forcing degli europei e il pari viene ancora sfiorato: al 47' Mpasi salva su un altro colpo di testa perfetto di Bellingham e al 51' il portiere si oppone alla prima conclusione di Kane, che un paio di minuti prima si era lamentato per una collisione con Mpasi che l'arbitro non sanziona.

Nella ripresa l'Inghilterra entra in campo con la grinta giusta, ma le iniziative rabbiose a volte peccano di lucidità. Il Congo continua ad arrivare dappertutto, anche con un pizzico di fortuna. All'8' una conclusione di Bellingham deviata, ma Mpasi ci arriva comunque. Passano i minuti e l'espressione di Tuchel é sempre più spettrale: prova a cambiare gli esterni, con due pezzi da 90, Gordon e Saka, che entrano al posto del frizzante Madueke e dell'inconcludente Rashford. Poi entra anche Eze e queste forze fresche di qualità contribuiscono a forzare il muro del Congo: al 30' azione manovrata, Gordon crossa per Kane che trova la spizzata giusta di testa, Mpasi stavolta non ci arriva e il popolo inglese esulta. Il capitano non ne vuole sapere dei supplementari e al 41', dopo una conclusione respinta su Bellingham, riceve un pallone invitante in area da Gordon, si destreggia tra quattro avversari e trova una conclusione magistrale. Ma col Messico ci vorrà un'Inghilterra più efficace.

20:36
20:36
A Doha si tratta a distanza: L'Iran: «Prima sbloccateci gli asset»

«I colloqui con l'Iran stanno andando molto bene, andiamo d'accordo». Donald Trump, stretto tra l'impasse su Hormuz e i sondaggi in caduta libera, deve mostrare ottimismo. E parla di negoziati con Teheran che però, al momento, restano indiretti.

Entrambe le delegazioni sono infatti a Doha per affrontare le questioni dell'intesa rinviate di 60 giorni, ma solo con i mediatori del Qatar e del Pakistan. E se gli Stati Uniti premono sul dossier nucleare, l'Iran insiste nel voler recuperare i suoi beni congelati in diversi Paesi del mondo prima di andare avanti nelle trattative.

E così, gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, hanno incontro il premier qatarino Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani, mentre il viceministro degli Esteri iraniano Khazem Gharibabadi ha ribadito che i colloqui tecnici si sono tenuti solo con i mediatori, concentrandosi in particolare sul Libano e sugli asset congelati. Stando a una fonte «di alto livello» di al Arabiya, Teheran vuole che vengano implementati cinque punti del memorandum di intesa con gli USA prima di continuare a discutere del resto, ponendo come prioritaria la questione dei fondi e chiedendo che vengano messi a disposizione della banca centrale iraniana. Le stesse fonti hanno riferito che nella riunione trilaterale si è discusso anche di Hormuz, con l'Iran che continua a rivendicarne la sovranità insieme all'Oman. Teheran ha inoltre accusato Israele di ostacolare l'attuazione dell'intesa mantenendo le sue forze in Libano.

Tuttavia Trump ha mostrato ottimismo anche sul principale dossier: «La denuclearizzazione dell'Iran sta procedendo», ha assicurato ai giornalisti, sottolineando che il prezzo del petrolio è più basso oggi di quando «ho attaccato l'Iran per non fargli avere l'arma nucleare». Del resto, secondo il Wall Street Journal, il commander-in-chief ha potuto valutare con il segretario alla Difesa Pee Hegseth e il capo di stato maggiore congiunto, il generale Dan Caine, la possibilità di riprendere gli attacchi e tornare a una guerra su vasta scala per «completare l'opera» cominciata il 28 febbraio. Ma il presidente avrebbe deciso di proseguire almeno per ora per la via diplomatica, ritenendo che il ritorno all'azione militare potrebbe compromettere le possibilità di Washington di smantellare definitivamente il programma nucleare iraniano. Non solo. Secondo quanto riferito al Wsj, Trump ha anche detto ai suoi collaboratori che se i negoziati sul nucleare dovessero protrarsi oltre la scadenza dei 60 giorni previsti dal memorandum di intesa, e cioè il 18 agosto, non lo riterrebbe un problema.

Da Teheran il presidente Masoud Pezeshkian assicura: «L'Iran rispetta gli impegni assunti nell'ambito del memorandum con gli USA e spera che anche l'altra parte faccia altrettanto». E ha invitato la comunità internazionale a «contribuire a stabilizzare questo processo affinché l'aggressione e l'uso della forza non trovino spazio nelle relazioni internazionali».

Intanto nello Stretto di Hormuz le navi continuano a transitare con il contagocce e ancora sotto il controllo iraniano, nonostante la calma apparente nel Golfo Persico dove da domenica non si registrano attacchi incrociati. Secondo Axios, gli Stati Uniti starebbero cercando di convincere l'Iran che otterrebbe più vantaggi da un accordo sul nucleare, rispetto a quanto ricaverebbe dai pedaggi sullo Stretto. Ma intanto qualche alleato disposto a garantire la sicurezza e lo sminamento di quel tratto di mare dopo l'accordo, come la Germania, si sta spazientendo: il ministro della Difesa Boris Pistorius sta valutando di richiamare due navi tedesche che erano state dispiegate a Gibuti in vista dell'eventuale missione. «Non aspetteranno all'infinito», ha avvertito.

17:13
17:13
L'emiro del Qatar incontra Witkoff e Kushner

L'emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani, ha avuto a Doha colloqui con gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner sui negoziati tra Stati Uniti e Iran e sugli sviluppi in Libano, secondo quanto riportato dal Palazzo dell'Emiro.

16:03
16:03
Il Gran Consiglio giurassiano chiede il divieto d'entrata per Ben Gvir

Il Gran Consiglio giurassiano ha chiesto oggi al Consiglio federale di vietare l'ingresso in Svizzera al ministro israeliano della Sicurezza nazionale e figura di spicco dell'estrema destra Itamar Ben Gvir. La richiesta è contenuta in una risoluzione - approvata con 37 voti contro 16 (5 astenuti) - che denuncia il trattamento riservato agli attivisti della flottiglia diretta a Gaza, arrestati in acque internazionali dall'esercito israeliano, tra i quali figuravano anche cittadini svizzeri.

«Atti di questo genere sono inaccettabili e diversi Paesi, così come l'ONU, lo hanno fatto sapere allo Stato d'Israele in vari modi, il più delle volte con fermezza, per denunciare questi comportamenti umilianti e spregevoli», si legge nel testo della risoluzione. Francia e Irlanda, ad esempio, hanno deciso di vietare l'ingresso sul proprio territorio a Ben Gvir e al suo collega Bezalel Smotrich per le loro incitazioni alla violenza contro i palestinesi.

Rémy Meury (CS-POP, sinistra radicale), autore della risoluzione, ha sostenuto che la Svizzera deve adottare un tono più deciso di fronte a questi atti inaccettabili. Il testo è stato sottoscritto da rappresentanti del suo partito, del PS, del PLR, del PCSI e dei Verdi, ma non dal Centro e dall'UDC.

Lysiane Farner (UDC) ha affermato che «la bandiera palestinese è diventata in tutta Europa un simbolo dell'estrema sinistra». Ha inoltre sottolineato che se la Svizzera non ha riconosciuto lo Stato di Palestina, lo ha fatto «per una buona ragione». La democentrista ha anche ricordato che Hamas ha perpetrato il 7 ottobre 2023 «il più grande massacro di ebrei dalla Seconda guerra mondiale».

Dichiarazioni che hanno fatto reagire con veemenza Yann Rufer (PLR): «Sono allibito da ciò che ho appena sentito: la risoluzione chiede di condannare gli atti che uno Stato democratico commette nei confronti di un altro Stato». Per il liberale-radicale «firmare questa risoluzione non significa in alcun modo sostenere Hamas».

16:00
16:00
Stallo a Hormuz, la Germania valuta il ritiro delle navi

Il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius valuta di richiamare in patria, probabilmente in estate, le due navi della Bundeswehr che erano state dispiegate in Gibuti, in Africa, in vista di una possibile missione militare nello Stretto di Hormuz.

«Non aspetteranno all'infinito», ha affermato il politico dell'Spd, sottolineando che al momento non è prevedibile che le condizioni per un intervento militare volto a garantire la sicurezza di questa importante rotta commerciale vengano soddisfatte a breve.

Il governo federale aveva già inviato settimane fa nella regione la nave dragamine «Fulda» e la nave da rifornimento «Mosel», affinché fossero pronte per un'operazione di sminamento. «Al momento non vedo alcuno scenario, nei prossimi giorni o nelle prossime settimane, in cui la situazione possa sbloccarsi rapidamente e noi potremmo entrare nello Stretto di Hormuz per sminare», ha affermato Pistorius. Ieri l'Iran avrebbe dato alla Francia un chiaro rifiuto riguardo a una missione di questo tipo. «Pertanto, non è affatto all'orizzonte».

13:21
13:21
Israele e USA firmano l'accordo per la nuova ambasciata americana a Gerusalemme

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar e l'ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Mike Huckabee hanno firmato oggi un accordo che assegna il terreno destinato alla costruzione della sede permanente dell'Ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme. Lo rende noto un comunicato del ministero.

«Oggi segniamo un'altra tappa nell'alleanza indissolubile tra Israele e gli Stati Uniti. La storica decisione del presidente Trump di trasferire l'Ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme è stato un atto di giustizia storica», ha dichiarato Sa'ar.

L'ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Mike Huckabee, dal canto suo, ha affermato: «La decisione degli Stati Uniti di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele e di trasferirvi l'Ambasciata si fonda sull'applicazione della legislazione americana e sul riconoscimento del profondo legame storico del popolo ebraico con la sua capitale eterna, un legame che risale a migliaia di anni fa».

«È particolarmente significativo che questo traguardo venga raggiunto alla vigilia del 250esimo anniversario degli Stati Uniti. I valori giudeo-cristiani che hanno ispirato i Padri fondatori dell'America affondano le loro radici a Gerusalemme e in tutta la Terra d'Israele», ha aggiunto Huckabee.

10:30
10:30
Tagliata l'intervista a Ghalibaf, lo staff la critica tv di Stato iraniana

La televisione di Stato iraniana ha interrotto bruscamente ieri un'intervista preregistrata con Mohammad Bagher Ghalibaf, l'influente presidente del Parlamento e capo negoziatore del Paese nei colloqui con gli Stati Uniti, suscitando critiche da parte del suo team.

«Questa discussione è stata presentata all'Organizzazione di Radiodiffusione della Repubblica Islamica dell'Iran (Irib) più di due ore prima dell'orario di trasmissione previsto; ma sfortunatamente, la trasmissione è stata interrotta a metà», si legge in una dichiarazione del centro media del Parlamento di oggi.

Poiché l'intervista era preregistrata, «il minimo che ci si potesse aspettare dai funzionari dell'Irib era che si coordinassero con il centro media del Parlamento se avessero deciso di non trasmettere parte della discussione, contravvenendo alle procedure», aggiunge la dichiarazione. La televisione di Stato ha affermato che l'intervista era stata divisa in due parti, la seconda delle quali sarebbe stata trasmessa stasera.

Il centro stampa del Parlamento ha chiarito che la parte non pubblicata dell'accordo riguardava questioni chiave del memorandum d'intesa firmato il 17 giugno tra Teheran e Washington, ovvero le ispezioni da parte dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (Aiea), lo scongelamento dei beni iraniani e la prevista linea di credito di 300 miliardi di dollari per la ricostruzione dell'Iran.

Molti sostenitori di una linea dura nei confronti degli Stati Uniti, tra cui membri conservatori del Parlamento e personalità dei media, hanno criticato l'accordo nelle ultime settimane, che mira a porre fine al conflitto nella regione. Il mese scorso, un presentatore della televisione di Stato ha chiesto la chiusura dell'aeroporto di Teheran per impedire alla squadra negoziale iraniana di recarsi in Svizzera per incontrare la delegazione americana. Alcuni ritengono che, dopo aver firmato l'accordo, mediato da Pakistan e Qatar, l'Iran abbia riaperto prematuramente lo Stretto di Hormuz, una via navigabile strategica per il commercio globale di idrocarburi, senza ricavarne alcun beneficio tangibile.

06:10
06:10
Il punto alle 6

Donald Trump non esclude un ritorno alle ostilità con l'Iran, ma per il momento sceglie la strada del negoziato. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il presidente americano avrebbe discusso nei giorni scorsi con il segretario alla Difesa Pete Hegseth e con il capo degli Stati maggiori riuniti, il generale Dan Caine, l'ipotesi di nuovi attacchi su larga scala contro Teheran, decidendo tuttavia di proseguire con la via diplomatica.

Trump avrebbe inoltre rassicurato i suoi collaboratori sul fatto che un eventuale slittamento oltre il 18 agosto, data indicata come termine per raggiungere un accordo sul nucleare, non rappresenterebbe un problema, lasciando così più tempo ai negoziati per produrre risultati concreti.

Nel corso delle discussioni sarebbe stata valutata anche la possibilità di interrompere il dialogo e riprendere un'offensiva militare più ampia, descritta da alcuni funzionari come il tentativo di «completare l'opera». Il presidente, però, ritiene che una nuova escalation possa compromettere definitivamente gli sforzi diplomatici e ridurre le possibilità di ottenere lo smantellamento del programma nucleare iraniano.

Per ora, la strategia della Casa Bianca resta quella di mantenere la pressione attraverso eventuali interventi mirati e circoscritti in caso di violazioni degli accordi esistenti, evitando un conflitto aperto. I frequenti briefing del Pentagono sulle opzioni militari disponibili confermano tuttavia che Washington continua a tenere sul tavolo anche scenari più duri.

Nel frattempo, il vicepresidente americano JD Vance si è detto convinto che gli Stati Uniti si trovino in una posizione di forza indipendentemente dall'esito delle trattative. «Vogliamo che il negoziato abbia successo, ma anche in caso contrario l'obiettivo principale è già stato raggiunto: impedire all'Iran di dotarsi di un'arma nucleare», ha dichiarato a Fox News.

Secondo Vance, un accordo rappresenterebbe la trasformazione definitiva dell'Iran in un Paese reintegrato nell'economia globale e lontano dal sostegno a terrorismo e instabilità regionale. In caso di fallimento dei colloqui, invece, Washington ritiene che il programma nucleare iraniano e le sue capacità militari convenzionali resterebbero comunque fortemente compromessi, mantenendo gli Stati Uniti in una posizione di netta superiorità.