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La disinformazione omolesbobitransfobica nel mese del Pride

Dal bimbo che getta la bandiera in un bidone al ragazzo che strappa una croce da un costume, passando dalle presunte malattie mentali
© KEYSTONE (AP Photo/Mark Schiefelbein)
Facta.News
29.06.2026 06:00

Con l’arrivo del mese del Pride, celebrato a giugno dalla fine degli anni ‘70 in molti Paesi del mondo e dedicato alla rivendicazione e alla promozione dei diritti della comunità LGBTQ+, si è assistito alla diffusione di odio e disinformazione omolesbobitransfobica sui social network in tutta Europa.

Si tratta di un fenomeno paradossale che si verifica ogni anno, per il quale nel mese dedicato alla sua celebrazione, la comunità LGBT+ viene regolarmente bersagliata da notizie false in misura ancora maggiore di quanto già non avvenga.

Il bimbo che getta la bandiera del Pride in un bidone

A metà giugno è diventato virale in più Paesi un video in cui un bambino getta una bandiera LGBTQ+ in un cassonetto, dopo averla ricevuta in mano da una ragazza.

La scena non è mai avvenuta. Il video infatti è generato con l’intelligenza artificiale. Guardandolo attentamente, infatti, si vede la bandiera cambiare aspetto quando viene presa dal bambino, passando dalla Progress Pride Flag alla classica bandiera arcobaleno. Inoltre i colori si fondono in modo innaturale e il tessuto si deforma durante il lancio nel cestino. Anche il coperchio del bidone si muove in modo anomalo, un ulteriore indizio della natura artificiale del video.

Il ragazzo che strappa una croce da un costume durante il Pride

Un altro video diffuso sui social mostra un uomo che strappa una croce da un carro raffigurante l’Ultima Cena. L’evento si sarebbe verificato durante la parata del Pride LGBTQ+ in Danimarca.

Questa interpretazione è fuorviante. Le immagini sono state effettivamente filmate in Danimarca, ma durante il carnevale di Aalborg, svoltosi il 23 maggio, e non in occasione di una manifestazione legata al Pride Month. Non risultano eventi della comunità LGBTQ+ organizzati in città nei giorni in cui il filmato è stato registrato.

Le persone LGBTQ+ hanno più spesso malattie mentali

A fine giugno, si è diffusa anche la notizia che numerosi studi mostrano una maggiore incidenza di disturbi mentali tra le persone LGBTQ+. Molti utenti hanno interpretato questo dato come prova che l’orientamento non eterosessuale sia una malattia o un disturbo innato.

Tuttavia, questa notizia è errata. L’orientamento sessuale delle persone LGBTQ+ non è considerato una malattia mentale dalla comunità scientifica da decenni. Nel 1973, l'Associazione Psichiatrica Americana (APA) ha eliminato la diagnosi di "omosessualità" dalla seconda edizione del Manuale diagnostico e statistico (DSM). Gli studi citati parlano di un rischio più elevato di depressione, ansia e altri problemi psicologici nelle persone LGBT+, ma attribuiscono tale fenomeno soprattutto a fattori sociali e ambientali. In particolare, gli autori richiamano il concetto di “stress da minoranza”, causato da discriminazione, stigma, violenze, esclusione sociale e mancanza di sostegno.

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