Tensioni tra Trump e Netanyahu? «Israele vuole attaccare l'Iran, ma gli USA cercano un accordo»

La situazione di stallo in Medio Oriente starebbe creando tensioni tra Stati Uniti e Israele. Stando a tre fonti citate da Axios in condizione di anonimato, il presidente USA Donald Trump e il primo ministro dello Stato ebraico Benjamin Netanyahu, martedì scorso, avrebbero avuto un colloquio telefonico definito «difficile». La chiamata tra i due leader, si legge ancora, aveva come tema il nuovo tentativo americano di raggiungere un accordo di pace con l'Iran. Secondo una delle fonti, «Netanyahu era furioso dopo la telefonata». Pure la CNN parla di una «conversazione tesa» tra i due, citando un funzionario statunitense.
Trump avrebbe detto a Netanyahu che i mediatori stanno lavorando a una «lettera d'intenti» che potrebbe portare gli Stati Uniti e l'Iran a porre formalmente fine alla guerra, avviando poi un periodo di 30 giorni di negoziati su questioni cruciali come il programma nucleare di Teheran e l'apertura dello Stretto di Hormuz. Secondo due fonti israeliane citate da Axios, i due leader sarebbero stati in disaccordo sulla strada da seguire, mentre una fonte statunitense informata sulla telefonata ha dichiarato che il premier israeliano «era furioso dopo la chiamata».
Stando alla CNN, Netanyahu avrebbe manifestato la sua delusione rispetto ai piani in Medio Oriente, dicendo a Trump che il rinvio degli attacchi già previsti sarebbe stato un errore. Durante la conversazione, durata un'ora, Netanyahu avrebbe quindi insistito sulla ripresa delle azioni militari. Il tycoon, invece, sta ancora cercando di raggiungere un accordo con Teheran.
La preoccupazione israeliana, emersa dopo la telefonata di martedì, si sarebbe quindi estesa anche ai funzionari vicini a Netanyahu. Ai vertici del governo di Tel Aviv vorrebbero un nuovo intervento militare e starebbe aumentando la frustrazione, in quanto Trump, secondo Israele, continua a «tollerare l’atteggiamento dell'Iran sul piano diplomatico».
Mentre Qatar e Pakistan hanno redatto una bozza di intesa per la pace, con il contributo degli altri mediatori regionali, nel tentativo di colmare le lacune tra Stati Uniti e Iran, il premier israeliano è invece molto scettico riguardo ai negoziati e vorrebbe riprendere la guerra per indebolire ulteriormente le capacità militari di Teheran, distruggendo le sue infrastrutture strategiche.
Lo stesso Trump continua a minacciare la ripresa delle ostilità, lanciando ultimatum su ultimatum, nella speranza che l’Iran dica addio ai suoi piani nucleari. Nelle scorse ore il segretario alla Difesa USA Pete Hegseth ha assicurato che i soldati americani sono «pronti all'azione», in attesa degli sviluppi negoziali tra Washington e Teheran, assistiti dal lavoro dei mediatori. In un post su X, il capo del Pentagono ha ripreso un video del vicepresidente JD Vance, impegnato martedì nel briefing con i media alla Casa Bianca, in cui afferma: «Non concluderemo un accordo che consenta agli iraniani di dotarsi di un'arma nucleare; pertanto, come mi ha appena detto il presidente Trump, siamo pronti all'azione. Non vogliamo imboccare quella strada, ma il presidente è disposto e in grado di farlo, qualora fosse necessario».
Trump, dal canto suo, ha garantito che Netanyahu «farà tutto ciò che gli chiederò» riguardo all'Iran, aggiungendo di avere un buon rapporto con lui. I due leader hanno avuto in passato divergenze sull'Iran, ma hanno sempre coordinato tutte le azioni militari in Medio Oriente.
Il presidente USA ha affermato che la guerra potrebbe riprendere «molto rapidamente» se «non si trova la soluzione giusta», ma si è detto disposto a concedere qualche giorno in più ai negoziati: «Se posso salvare delle vite umane aspettando un paio di giorni, penso che sia un'ottima cosa da fare».
Il Ministero degli Esteri iraniano ieri ha fatto sapere che i negoziati sono in corso «sulla base della proposta iraniana in 14 punti» e che il ministro degli Interni pakistano si trova a Teheran per contribuire alla mediazione. L'obiettivo del nuovo tentativo di intesa è qullo di ottenere impegni più concreti da parte degli iraniani in merito alle misure da adottare per il loro programma nucleare, nonché maggiori dettagli da parte degli Stati Uniti su come i fondi iraniani congelati verrebbero sbloccati.
