No, USA e Iran oggi non si incontreranno al Bürgenstock

Ieri pomeriggio il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) scriveva su X che «secondo l'attuale stato delle cose, è tuttora previsto che domani gli Stati Uniti e l'Iran, insieme ai mediatori si incontrino al Bürgenstock per i primi negoziati sull'attuazione dell'accordo». Oggi, neanche ventiquattro ore dopo, lo stesso DFAE ha comunicato che «i colloqui sono stati annullati», precisando che «la Svizzera rimane a disposizione e prosegue i preparativi, restando inoltre impegnata nei propri sforzi volti a favorire il dialogo», come sottolineato dal portavoce Nicolas Bideau a Keystone-ATS.
Va sottolineato che le incognite sull'incontro al Bürgenstock erano diverse e anche la Confederazione, sul portale dedicato ai colloqui, scriveva, riferendosi al Memorandum of Understanding sottoscritto tra Stati Uniti e Iran il 17 giugno, che «i primi negoziati per l’attuazione di tale accordo dovrebbero svolgersi venerdì 19 giugno 2026 sul Bürgenstock, nel Canton Nidvaldo», mantenendo il condizionale.
Poi, nella notte svizzera, la Casa Bianca ha reso noto che JD Vance, vicepresidente USA, non si sarebbe recato in Svizzera. «I piani per le prossime discussioni tecniche non sono stati ancora definiti e la delegazione statunitense si è preparata a partire alla prima occasione utile. Tuttavia, la logistica di questi negoziati non è mai stata né semplice né prevedibile», è stato spiegato nella nota. Anche Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano, ha rinviato il proprio viaggio.
Dopo la firma del protocollo d'intesa avvenuta il 17 giugno, oggi Washington e Teheran avrebbero dovuto dare il via formale ai 60 giorni di negoziati atti a trovare un accordo definitivo.
Il memorandum, in ogni caso, è comunque entrato in vigore. Il documento è suddiviso in 14 punti, tra i quali «la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, Libano compreso» e la promessa di «raggiungere un accordo finale entro un termine massimo di 60 giorni, prorogabile di comune accordo». Si parla anche di Hormuz e del blocco navale, della fine di tutte le sanzioni degli Stati Uniti contro l'Iran e del fatto che Teheran «non svilupperà armi nucleari».
