Svizzera-Italia

L'ambasciatore Cornado: «La SIC? Superata, sono tornato perché è cambiato il clima»

L'ambasciatore italiano rientra a Berna dopo lo scontro politico innescato dal governo Meloni sulla tragedia di Crans-Montana
© KEYSTONE/Alessandro della Valle
Federica Serrao
07.04.2026 16:00

Un passo decisivo verso la fine della «crisi diplomatica» tra Svizzera e Italia è stato compiuto. Ieri, dopo 72 giorni, l'ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado è tornato a Berna. Giovedì scorso, il ministro degli esteri italiano Antonio Tajani ha infatti disposto, con l'accordo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il rientro in Svizzera dell'ambasciatore, richiamato lo scorso 24 gennaio, dopo la scarcerazione di Jacques Moretti, nell'ambito della tragedia di Crans-Montana. «Sono felice di essere rientrato», ci confessa Cornado, poche ore dopo aver rimesso piede su suolo elvetico. Domani, l'ambasciatore si recherà a Crans-Montana per un momento di raccoglimento davanti al memoriale dedicato alle vittime della tragedia di Capodanno, e per firmare il libro delle condoglianze alla Cappella di Saint-Cristophe. 

Collaborazione avviata

Il rientro di Cornado era atteso, ormai, da giorni. «Il mio ritorno è stato possibile perché è cambiato completamente il clima. È stata avviata quell'effettiva collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Paesi, che era stata richiesta a gran voce dal governo italiano quando sono stato richiamato a fine gennaio, per protesta contro la scarcerazione di Jacques Moretti», spiega Cornado al Corriere del Ticino. La svolta – sottolinea l'ambasciatore – è avvenuta a Sion tra il 25 e il 26 marzo: in quell'occasione, «le autorità giudiziarie di Roma e del Vallese hanno lavorato insieme, con uno spirito di costruttiva e fattiva collaborazione, in un ottimo clima, anche sul piano personale». 

In un primo momento, a fine gennaio, l'Italia aveva dichiarato che l'ambasciatore italiano sarebbe tornato in Svizzera soltanto a due condizioni: nel momento in cui sarebbe stata avviata «un’effettiva collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Stati», e quando sarebbe stata costituita «una squadra investigativa comune (SIC)». Il primo punto, come sottolinea Cornado, è stato ampiamente soddisfatto: le autorità giudiziarie dei due Paesi hanno avviato una collaborazione e ora sono in contatto diretto, pronte a lavorare insieme, nei prossimi mesi e anni, per ricostruire quanto successo la notte di Capodanno a Crans-Montana. 

Diversamente, nel corso di queste settimane, non è stata formata alcuna squadra investigativa congiunta. Eppure, nonostante solo una delle due richieste di Roma sia stata rispettata, Cornado è rientrato in Svizzera. Questo perché la questione della squadra investigata comune «è ormai superata». «La cooperazione rafforzata che è stata proposta dalle autorità vallesane offre, di fatto, gli stessi strumenti agli inquirenti italiani, se non addirittura più efficaci», evidenzia Cornado, confermando che da parte dell'Italia oggi c'è «piena soddisfazione per il clima di collaborazione che si è creato tra le autorità giudiziarie dei due Paesi».

Una situazione resa ancor più concreta dai passi avanti fatti negli ultimi tempi. Nelle ultime settimane, infatti, il procuratore Stefano Opilio ha potuto visionare ben 3000 atti giudiziari, metà dei quali verranno trasmessi dalla Procura del Vallese alla Procura di Roma nei prossimi mesi. Come rivela Cornado, la Procura del Vallese ha preannunciato anche l'inoltro di una rogatoria per chiedere di poter acquisire agli atti del proprio fascicolo le foto e i video contenuti nei telefoni cellulari delle vittime e dei feriti italiani di Crans-Montana, che mancano ai loro atti. Lo stesso avverrà con i verbali delle testimonianze degli italiani feriti, molti dei quali sono ancora ricoverati in ospedale. 

Un allontanamento, ma non una rottura

Se, da un lato, la «crisi diplomatica» tra Roma e Berna sembra ormai vicina alla fine, dall'altro questi due mesi e mezzo sono stati tutto fuorché semplici. «È stato un periodo difficile, ma mi sono dedicato ventiquattro ore su ventiquattro a seguire da vicino, passo dopo passo, questa vicenda», confessa Cornado. In queste settimane, l'ambasciatore italiano si è mantenuto in contatto con le famiglie e gli avvocati, oltre che con i media e le autorità di governo. «Indubbiamente, però, è stato un periodo complicato, perché è stato caratterizzato dalla distanza».

Un allontanamento che, per l'ambasciatore, non è stato però una «rottura». «Svizzera e Italia sono due Paesi che sono sinceramente amici. E tra amici ci si dice tutto. Anche Roma e Berna si sono dette tutto, con franchezza ma anche con lealtà. Nulla è stato detto o fatto alle spalle. Non c'è alcun settore tra i due Paesi che sia stato intaccato da questa vicenda, nemmeno la cooperazione economica, culturale, commerciale, di difesa o europea». 

«Un unico obiettivo»

Cornado non nasconde che tra Roma e Berna ci sia stata «una profonda incomprensione», che in Italia si è tradotta in una forte protesta contro la scarcerazione di Jacques Moretti. Una decisione, questa, che «ha offeso intensamente le famiglie delle vittime e dei feriti e tutta l'opinione pubblica italiana». Quanto accaduto a Crans-Montana, infatti, ha creato un'unanimità dal punto di vista parlamentare e politico. «Maggioranza e opposizione hanno sempre avuto la stessa posizione su questa vicenda. E ora, il mio rientro in Svizzera è stato possibile perché le due richieste del governo italiano sono state accolte: l'effettiva cooperazione tra l'autorità giudiziaria dei due Paesi e la cooperazione rafforzata che sostituisce, di fatto, la squadra investigativa comune. Ad oggi, siamo pienamente soddisfatti».

Ora, come ricorda Cornado, spetterà all'autorità giudiziaria lavorare congiuntamente, per far luce su quanto accaduto, realmente, in quella tragica notte di Capodanno. «Il mio mandato, adesso, è quello di stare vicino alle famiglie e seguire da vicino questo lungo iter processuale, rimanendo in contatto con le autorità competenti federali e cantonali svizzere. Dopotutto, abbiamo tutti lo stesso obiettivo: chiarire i fatti e le responsabilità e rendere giustizia alle vittime e ai feriti di questa tragedia». 

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