L'analisi

«All'origine del disastro in Mesolcina non un evento estremo, ma una combinazione di fattori»

A due anni dalla tragedia che devastò la valle, il Canton Grigioni ha pubblicato la sua analisi ufficiale dell'evento - Realizzato dall'Ufficio foreste e pericoli naturali (UFP), lo studio identifica gli elementi che portarono al disastro e quali insegnamenti si possono trarre dal caso
©Gabriele Putzu
Red. Bellinzona
23.06.2026 08:01

No, il nubifragio che, quel 21 giugno 2024, travolse la Mesolcina uccidendo tre persone e causando danni ingenti fra Lostallo, Soazza, Grono e i comuni limitrofi, non fu dovuto a un evento estremo, ma alla «combinazione di diversi fattori sfavorevoli». A due anni dalla tragedia che devastò la valle, il Canton Grigioni ha pubblicato la sua analisi ufficiale dell'evento. Lo studio, realizzato dall'Ufficio foreste e pericoli naturali (UFP), conclude, appunto, che quanto accaduto non può essere classificato come un evento estremo in senso stretto.

Una serie di fattori

Secondo gli esperti cantonali, l'alluvione che provocò numerose colate detritiche nei torrenti laterali della Moesa e l'interruzione, per settimane, del collegamento nord-sud attraverso il San Bernardino - seppur gravissimo - rientra per intensità, estensione territoriale e i tipi di processo, nei margini di eventi storici paragonabili. Per l'intera valle il periodo di ritorno è stato stimato attorno ai cento anni, mentre nei singoli torrenti laterali varia tra 30 e 300 anni. Nel giugno di due anni fa, tuttavia, una serie di fattori causò il disastro: una primavera molto piovosa, uno scioglimento tardivo e intenso della neve, la conseguente elevata umidità del suolo nonché temporali localmente molto forti.

L'analisi del governo retico mostra inoltre che le interazioni tra i torrenti laterali e la Moesa nonché i cosiddetti processi di rigurgito che ne risultano (sollevamento dell'acqua oltre il normale regime, verso il monte) «sono finora stati in parte sottovalutati». In singoli casi, ammette poi Coira, «le opere di protezione hanno raggiunto i limiti delle loro capacità, ragione per cui la loro efficacia è risultata localmente limitata».

Troppo ottimisti

Uno degli aspetti più significativi emersi nel corso dell'analisi condotta nei due anni dal disastro, riguarda le carte dei pericoli. Nel complesso queste hanno individuato correttamente le zone a rischio, si legge nel documento, ma in diversi casi hanno sottostimato l'intensità dei fenomeni e i quantitativi di materiale trasportato dalle acque. Una serie di osservazioni che evidenziano la «necessità mirata di miglioramento, in particolare per quanto riguarda le combinazioni di processi, i grandi blocchi, gli smottamenti nonché lo sviluppo a lungo termine degli alvei». I dati raccolti, sottolinea il Cantone, «stanno già confluendo nella rielaborazione in corso delle carte dei pericoli» di oltre 90 torrenti laterali e della Moesa. I lavori in tal senso verranno conclusi, con ogni probabilità, entro fine 2026.

Permangono rischi rilevanti

L'analisi condotta dalle autorità grigionesi evidenzia, infine, che i pericoli naturali nel Moesano «rimangono uno rischio rilevante», e a rischio di aggravarsi ulteriormente a seguito di mutamenti dovuti al cambiamento climatico. Coira sottolinea tuttavia che dall'evento sono stati tratti insegnamenti importanti, in particolare per una migliore considerazione dell'umidità pregressa e dello scioglimento del manto nevoso: «L'analisi dell'evento fornisce così un contributo importante per proteggere ancora meglio in futuro la popolazione, gli insediamenti e le infrastrutture del Moesano dai pericoli naturali», ha dichiarato Urban Maissen, capo dell'UFP.

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