Salario minimo, l'intesa è pronta per il Gran Consiglio

L’intesa sul salario minimo ticinese (ossia sul compromesso all’iniziativa popolare del PS) appare oggi solidissima. E, salvo ribaltoni dell’ultimo minuto, in Gran Consiglio (nella sessione di aprile) è destinata ad essere approvata con un’ampia maggioranza. Il rapporto commissionale sottoscritto questa mattina è infatti sostenuto da tutte le forze politiche presenti in Gestione e porta le firme di Fabrizio Sirica, Alessandro Speziali, Fiorenzo Dadò, Daniele Piccaluga, Samantha Bourgoin e Tiziano Galeazzi.
I cinque punti dell’intesa, come spiegato al termine della riunione dal presidente della Gestione, Fabrizio Sirica, «sono confermati». Ed «è un accordo politico che regge, da parte di tutti».
Tutti soddisfatti
La soddisfazione per l’accordo è stata infatti espressa pressoché da tutti. A cominciare, appunto, dallo stesso Sirica che, toltosi il «cappello» da presidente della Gestione, ha indossato quello di promotore dell’iniziativa. «Da primo firmatario la soddisfazione è enorme». E questo perché «i dati parlano chiaro: 23 mila persone avranno un aumento salariale, di cui 8 mila residenti». Molti dei beneficiari, ha aggiunto il co-presidente socialista, saranno donne, poiché i settori più toccati sono quelli della ristorazione, dei parrucchieri, delle pulizie. Un «respiro alla fine del mese» per molte persone, «e anche la possibilità di essere più competitivi come residenti per accedere a determinati posti di lavoro».
Anche il presidente liberale radicale, Alessandro Speziali, si è detto «soddisfatto» per la soluzione. Per i suoi contenuti, certo, ma anche per le modalità con cui è stato raggiunto l’accordo. «Su un tema così centrale era importante arrivare a una soluzione unica, concreta e prevedibile». Ed è quindi stato «fatto un passo avanti rispetto all’iniziativa originale, che poneva vari interrogativi». Vari elementi di impredibilità che, invece, con il compromesso saranno evitati. «Per evitare di finire nell’incertezza – spiega Speziali – abbiamo costruito una soluzione che va incontro agli obiettivi degli iniziativisti, ma con una certa sostenibilità anche per il territorio». Ossia, senza mettere a rischio aziende e posti di lavoro. «Ci siamo arrivati grazie a un lavoro di avvicinamento certosino, con la capacità reciproca di capire gli interessi in gioco». Tutto ciò, per il presidente del PLR, significa anche «che in politica non c’è sempre bisogno di andare allo scontro», ma si può anche trovare soluzioni condivise. «Tutti hanno abbassato di qualche centimetro la propria spalla e il rapporto porta la firma di tutti i partiti presenti in Gestione. Segno che il Gran Consiglio è capace di lavorare con una volontà comune».
Un aspetto, questo, sottolineato anche dal capogruppo del Centro, Maurizio Agustoni. «È positivo che veramente tutti abbiano aderito a questa proposta di sintesi», per la quale «ognuno ha fatto un passo in avanti per avvicinarsi alla meta» finale. «Penso – aggiunge il capogruppo – che anche gli iniziativisti si siano resi conto che i parametri previsti nell’iniziativa originale probabilmente avrebbero portato a salari minimi non sostenibili per molte realtà lavorative. Andando dunque a scapito pure dei lavoratori stessi, poiché alcuni avrebbero forse dovuto chiudere» l’azienda. Un compromesso «win-win», dunque, in cui anche il mondo dell’economia ha giocato un ruolo. «È chiaro che il fatto che l’economia abbia sostanzialmente detto di capire le esigenze di fare questo passo verso l’aumento dei salari, abbia portato anche chi era ideologicamente contrario al salario minimo a sostenere il compromesso». Ed è dunque «positivo che, in un lasso di tempo relativamente breve, i partner sociali siano riusciti a trovare un accordo su una misura che non è certo trascurabile».
Dal canto loro, anche Lega e UDC si sono detti soddisfatti del compromesso, pur mettendo l’accento su un aspetto per loro fondamentale. «Siamo contenti di aver trovato una quadra con tutte le parti coinvolte», spiega il coordinatore di via Monte Boglia, Daniele Piccaluga. «E ora auspichiamo che questa manovra aiuterà a non aumentare il numero di frontalieri, un tema molto importante per la Lega dei ticinesi». Sulla stessa linea, come detto, anche il democentrista Tiziano Galeazzi. Il quale ricorda che lui stesso, così come i democentristi, erano contrari all’iniziativa e pronti a siglare un rapporto contrario, poiché «le scale previste nell’inizativa avrebbe distrutto il tessuto economico» ticinese. Ma poi, appunto, «è stato trovato un compromesso, che abbiamo approfondito, ed essendo che anche l’economia si è detta d’accordo ci siamo allineati». Ciò, «pur mettendo l’accento nel rapporto affinché siano previsti maggiori incentivi per i residenti».
