Strappo Lega-UDC, «ci aspettavamo almeno una telefonata»

«Siamo sorpresi dalla metodica di comunicazione. Forse mi aspettavo una telefonata, visto che nel corso di queste settimane — anzi, di questi mesi — c'è stata comunque una comunicazione diretta. Prima di leggere su un giornale una decisione del genere, mi aspettavo almeno un messaggino». Così Daniele Piccaluga, coordinatore della Lega, ha commentato la decisione dell'UDC di correre da soli alle prossime elezioni cantonali.
Eppure, immaginare un esito diverso, dopo i veti e le varie «pistolettate» da ambo le parti era difficile: «Non è questione di esiti. Noi avevamo comunicato loro che era nostra intenzione portare la tematica in assemblea. Loro hanno sempre posto il veto sulla persona di Claudio Zali. Noi abbiamo risposto che quel veto, semmai, avrebbe dovuto deciderlo l'assemblea, nient'altro. Questo è come sono andate le cose. Oggi apprendiamo che l'UDC ha scelto di mettere prima i nomi, anziché il concetto di "area" che loro stessi hanno tanto richiamato in questi mesi».
Il tempo dei ripensamenti ormai è superato, e la rottura non può che essere definitiva: «Personalmente, da quello che ho appreso oggi dalla stampa, credo che la faccenda sia chiusa. Dopodiché, visto che le esternazioni e i comunicati li hanno fatti loro, lascio a loro i commenti».
«Non vedo perché correre insieme alle federali»
Lega e UDC nelle passate elezioni hanno sempre costruito alleanze a pacchetto: cantonali, federali, comunali. È un capitolo quindi chiuso anche quello, o è troppo presto per dirlo? Ancora Piccaluga: «Faremo certamente le nostre valutazioni interne. Ma ripeto: mi sono alzato stamattina e ho appreso dalla stampa le decisioni dell'UDC. Se non si vuole correre con noi alle cantonali, non vedo perché si dovrebbe volerlo fare alle federali».
E che dire, invece, della vicenda Zali, al centro delle polemiche per un suo interessamento riguardo al minorenne finito in carcere? Potrebbe cambiare le carte leghiste in chiave elettorale? «Assolutamente no. Come ho sempre detto, in qualsiasi procedura vige la presunzione di innocenza. Oggi si dice che Zali ha fatto, che Zali ha detto. Aspettiamo di sapere davvero come sono andate le cose prima di esprimere qualsiasi giudizio».


