Zali (in parte) si smentisce, e la politica approfondisce

Vi sono ancora troppe zone d’ombra ed elementi da chiarire in merito alla riunione indetta dal consigliere di Stato Claudio Zali, lo scorso 9 giugno, per tematizzare la presenza nel carcere la Farera di un 14.enne, figlio di una sua conoscente. Incontro al quale hanno partecipato la magistrata dei minorenni, la direttrice medica del Servizio di medicina penitenziaria dell’EOC, la responsabile della Divisione Giustizia e il direttore delle strutture carcerarie. E durante il quale – ha chiarito lo stesso Zali in un’intervista a la Regione pubblicata oggi (su cui torneremo) – il «ministro» della Giustizia (per effetto dell’arrocchino) ha spiegato ai presenti di ritenere «altamente problematico» il collocamento a tempo indeterminato di un 14.enne alla Farera, chiedendo dunque loro di «trovare qualche soluzione alternativa».
Come dicevamo all’inizio, però, restano diverse zone d’ombra (e incongruenze) su quell’incontro. E, non a caso, questa mattina la Commissione gestione e finanze del Gran Consiglio ha deciso, nell’ambito del suo compito di Alta vigilanza sull’amministrazione cantonale e sul Consiglio di Stato, di effettuare approfondimenti sulla vicenda. «Abbiamo fatto una discussione e riteniamo che, sulla base degli elementi emersi sulla stampa e anche dagli atti parlamentari, la Commissione debba fare degli approfondimenti», ha affermato il presidente della Gestione, Fiorenzo Dadò (Centro). Ad occuparsene sarà la sottocommissione finanze, coordinata dallo stesso presidente del Centro. E le tempistiche dei lavori saranno abbastanza celeri: «L’idea della Commissione è di fare le verifiche nel minor tempo possibile», ha aggiunto Dadò. Concretamente, dunque, la sottocommissione in queste settimane chiamerà in audizione «tutte le persone coinvolte in quell’incontro». E questo perché, ha sottolineato il presidente dell’organo parlamentare, «ci sono tutta una serie di cose che non collimano tra loro, che sono discordanti, e c’è una grande confusione». E in questo contesto «la Commissione è obbligata a fare verifiche sul caso per fare chiarezza». Non tanto per dare un giudizio, che a questo stadio sarebbe prematuro, «ma per capire esattamente come sono andate le cose».
Le spiegazioni di Zali
Come accennato in precedenza, lo stesso Zali ha chiarito la sua posizione in una lunga intervista al foglio di Bellinzona. Spiegando, ad esempio, che non era «a conoscenza che quel giorno si sarebbero presentati da me, oltre ad Andreotti (ndr. la direttrice della Divisione Giustizia), anche il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini e la direttrice medica del Servizio di medicina penitenziaria dell’EOC Teresa Salamone». Ma soprattutto, ha aggiunto, «non è stata una mia iniziativa convocare la magistrata dei minorenni Fabiola Gnesa» e «tenuto conto della presenza della magistrata, ho subito chiarito che non era assolutamente mia intenzione o facoltà quella di interferire nelle decisioni di competenza del potere giudiziario». Tuttavia, ha spiegato, «ho reso attenti i funzionari che il collocamento a tempo indeterminato di un 14.enne alla Farera era altamente problematico e ho esortato i presenti a trovare qualche soluzione alternativa. Ero nel contempo infastidito e preoccupato per questa situazione, ma ciò indipendentemente dal fatto che si trattasse del figlio di una mia conoscente. Quello che ho fatto, ovvero chiedere un incontro chiarificatore, l’avrei fatto e lo rifarei per qualsiasi 14.enne che si trovasse in una situazione analoga».
Il consigliere di Stato ha poi evidenziato che la sua «unica preoccupazione riguardava le condizioni detentive in cui il giovane era stato posto, temendo per la sua salute mentale e fisica» e che «la riunione si è conclusa con l’impegno di tutti nel reperire “presto” una diversa modalità di collocamento del minore». Questo il 9 giugno, ma «ciò nonostante, lo spostamento del ragazzo (...) è avvenuto solo il 17 giugno, dopo 28 giorni alla Farera, e non a seguito del mio intervento, ma dopo uno scompenso psicofisico del ragazzo».
E quell'incongruenza
Fin qui tutto bene. Ma, nelle stesse ore in cui è uscita l’intervista, è iniziato a circolare un video (che in Gestione è stato visionato) risalente all’8 giugno, il giorno precedente l’ormai famosa riunione. Un video della registrazione ufficiale dei lavori del Gran Consiglio, riunito quel giorno per discutere del Consuntivo 2025. Ebbene, nel rispondere a una domanda della deputata Roberta Soldati (UDC), ha affermato: «Una cosa importante me l’ha segnalata e la faccio mia. Nel campo del diritto penale minorile, la magistrata dei minorenni è l’unica autorità che non ho ancora incontrato dell’autorità giudiziaria. È previsto domani mattina (ndr. quindi il 9 giugno), per caso, un incontro relativamente urgente volto a chinarsi su talune questioni che sono, trattandosi di minorenni, molto molto importanti».
Insomma, mentre nell’intervista ha lasciato intendere che non era a conoscenza della presenza della magistrata dei minorenni alla riunione e che in ogni caso non è stata una sua iniziativa convocarla, nella dichiarazione fatta in Gran Consiglio si è almeno in parte smentito.
Uno dei tanti elementi che ora la sottocommissione è chiamata a chiarire.






