Calcio

«Trattenere Fabregas a Como è la cosa più facile al mondo»

Il ds dei lariani, Carlalberto Ludi, e il tecnico spagnolo ci spiegano i segreti di una squadra che non smette di migliorare e che ha staccato un pass per l’Europa - Secondo Cesc: «La nostra forza è l'umiltà»
Per la prima volta nella sua storia, il Como si è guadagnato il diritto di disputare una competizione europea. ©Epa/Emanuele Pennacchio
Alex Isenburg
20.05.2026 06:00

In riva al lago, ma stranamente non quello di casa, Ésport Como – in collaborazione con Banca del Sempione – ha organizzato il canonico evento di fine anno per premiare alcuni dei rappresentanti del Como 1907. In occasione della sesta edizione – tenutasi a Melide, nella splendida cornice dello Swiss Diamond Boutique Hotel La Romantica – sono stati omaggiati in cinque: il CEO della società lariana, ossia Francesco Terrazzani, due giocatori (capitan Lucas Da Cunha e il bomber della squadra, Anastasios Douvikas), e infine l’accoppiata direttore sportivo-allenatore composta da Carlalberto Ludi e Cesc Fabregas. Proprio assieme a loro due – tra gli artefici assoluti dell’incredibile scalata del Como, capace in soli sei anni di passare dal campionato di Serie C all’Europa – abbiamo cercato di cogliere i segreti che stanno dietro ai recenti successi di questa realtà appena al di là dei nostri confini.

Una crescita senza fine

A una giornata dal termine della Serie A, infatti, il Como si trova ancora in corsa per un posto tra le prime quattro della classifica, sinonimo di Champions League. «Siamo indubbiamente soddisfatti, poiché l’annata che stiamo vivendo – ha confermato il ds Ludi – è straordinaria. Ma non è ancora finita e continuiamo a sognare: vogliamo che i nostri tifosi possano vivere una nottata storica, dopodiché tireremo le somme». Per Ludi, sono tre i pilastri fondamentali su cui appoggiarsi: «l’ambizione, il duro lavoro e la competenza. La nostra crescita collettiva non avrà mai fine. Se non, forse, in termini di risultati. Nell’insieme, tuttavia, ritengo che abbiamo ancora ampi margini di miglioramento».

La straordinaria cavalcata del Como – attualmente 5. in classica e in grado di conquistare la bellezza di 68 punti – è già valsa la sua prima storica qualificazione per una competizione continentale. Quale, ancora, non è dato a sapersi, ma i lariani – a cominciare dalla prossima estate – si ritroveranno in una nuova dimensione. «Dovremo far comprendere ai nostri giocatori che cosa significa misurarsi su un palcoscenico europeo – ha risposto Ludi – poiché alcune dinamiche, inevitabilmente, cambieranno. Dovremo approcciarci con grande energia, entusiasmo e ambizione. Sono sicuro che durante questo percorso ci toglieremo delle soddisfazioni».

«Avanti insieme a Cesc»

Sull’orizzonte estivo, per il direttore sportivo del Como, si staglia come di consueto il calciomercato. Sia in entrata, sia in uscita, sono attesi diversi movimenti, sul fronte della rosa. Per quanto riguarda l’allenatore invece? «Lo dicevo la scorsa annata e mi ripeto anche in questa – ha affermato Ludi in maniera perentoria – con Cesc andiamo avanti insieme». Un segnale importante. Fabregas, d’altra parte, fa gola a parecchie big del calcio internazionale e riuscire a trattenerlo, di anno in anno, appare tutt’altro che scontato. «In realtà è la cosa più facile del mondo. Cerchiamo sempre di metterlo nelle condizioni di poter lavorare bene. E poi abbiamo un rapporto talmente sereno e onesto. Siamo sicuri – qualora dovesse capitare qualcosa di diverso – che saremmo i primi a saperlo. E questo – ha concluso il ds – ci tutela».

La dottrina catalana

La società comasca sta lavorando incredibilmente bene – dentro e fuori dal campo – raggiungendo traguardi per certi versi impensabili. A rendere il tutto possibile, però, è un’unità di intenti che, in effetti, si percepisce anche dall’esterno. Il grande valore aggiunto è logicamente il condottiero della squadra, Cesc Fabregas. Dopo una carriera straordinaria – in cui ha vestito alcune delle maglie più iconiche del pianeta – lo spagnolo, soltanto 39.enne, ha intrapreso la carriera da allenatore raccogliendo una serie immediata di successi. «La cosa che mi rende più orgoglioso di questo gruppo – ha spiegato il tecnico iberico – è l’umiltà. Saper ascoltare e voler migliorare è un aspetto fondamentale, perché a livello di talento non possiamo certo ritenerci i più forti. Tuttavia, la cultura che stiamo creando all’interno di questo club, di questa famiglia, è la nostra vera forza». L’interpretazione del gioco è il vero caposaldo della sua filosofia di pensiero. «Lo sviluppo non va di pari passo con il risultato: si può crescere anche dalla sconfitta. Il vero fallimento – ha detto Fabregas – è quando non si prova a dare tutto. I limiti, in fin dei conti, non sono altro che una barriera mentale. Con la testa giusta si trovano sempre gli spunti per migliorare».

A proposito della cultura che il Como sta costruendo, l’allenatore spagnolo si è soffermato anche sul lavoro riguardante il proprio settore giovanile. Anche quest’ultimo, tra l’altro, sempre più in luce. «È difficile dire quando potremo raccoglierne i frutti, parliamo di ragazzi di soli 14 o 15 anni. Ora, non possiamo aspettarci che arrivino due Lamine Yamal capaci di imporsi e fare la differenza a 16 anni. Si tratta di un lungo percorso – ha precisato – in cui vogliamo formare i giovani e inculcare in loro sin da subito il nostro stile di gioco. Per me è molto importante inglobare nella prima squadra coloro che capiscono il nostro calcio». Dettami chiari – come, ad esempio, una precisa costruzione dal basso che coinvolge rigorosamente anche il portiere – che vanno rispettati: «Sì perché se non hanno questo tipo di predisposizione, allora con noi non giocheranno mai. Vogliamo creare un’identità, uno stile definito. E, si badi bene, non è una questione di modulo, bensì di idee e principi». Parole da cui traspare la sua provenienza catalana e quell’indistinguibile mentalità instillata nei calciatori del Barcellona. «Mi viene tutto da lì – ha confermato – perché l’ho sentito e vissuto sulla mia pelle. Sono cresciuto in una certa maniera – che non per forza è migliore di altre – e con dei valori specifici. Ci sono società il cui unico fine è la vittoria. Per noi, invece, no. Non conta solo la vittoria, importa anche il modo in cui si interpretano la partite».

L’ultima di Nico Paz?

E l’ultima sfida stagionale il Como – che spera nel passo falso di (almeno) una tra Milan e Roma – si appresta ad affrontarla domenica al cospetto della Cremonese. Forse, però, senza il suo giocatore più rappresentativo, quel Nico Paz che entro fine mese potrebbe ufficialmente – grazie a un diritto di recompra in favore dei Blancos – tornare di proprietà del Real Madrid. L’argentino, protagonista di un’ottima stagione, dovrebbe persino strappare una convocazione per l’imminente Mondiale. Le sue condizioni, tuttavia, parrebbero aver preoccupato pure lo staff medico della sua Nazionale. Nel weekend – dopo aver saltato l’ultima casalinga contro il Parma – lo si rivedrà in campo? «Nico sta migliorando – ha risposto Fabregas – e tutte le società del mondo hanno rapporti continui con la Nazionale dei propri calciatori, soprattutto alle porte di un evento così importante. Si fa sempre grande attenzione. Valutiamo la sua situazione giorno per giorno. Sta meglio e speriamo che possa giocare l’ultima partita».