Trump annuncia due settimane di tregua ma vuole il transito da Hormuz

Ancora due settimane. Il presidente americano Donald Trump ha deciso questa notte di prorogare l’ultimatum che aveva posto all’Iran e che è scaduto alle due (ora svizzera) concedendo una tregua di due settimane nel conflitto. Un ultimatum che ieri era stato pronunciato senza mezzi termini: «Un’intera civiltà morirà stanotte, per non tornare mai più. Non voglio che accada, ma probabilmente accadrà», aveva infatti avvertito Trump sul suo social Truth. Una notte intensa, quella appena trascorsa, fatta di frenetici contatti diplomatici, colloqui e tentativi di mediazione tra USA e Iran, che si sono concentrati sulla proroga della scadenza dell'ultimatum, piuttosto che su un vero e proprio accordo. E alla fine una tregua c’è stata, con l’annuncio del cessate il fuoco, «che è iniziato sin da subito», con la sospensione degli attacchi americani.
«Siamo a buon punto con l’Iran»
«La ragione di tale decisione - ha scritto il presidente americano in un messaggio sempre su Truth - risiede nel fatto che abbiamo già raggiunto e superato tutti gli obiettivi militari e siamo a un punto molto avanzato nella definizione di un accordo definitivo riguardante una pace a lungo termine con l'Iran, nonché la pace in Medio Oriente».
Il nodo dello Stretto
Il Tycoon ha comunque tenuto a precisare che lo stop ai bombardamenti vale «a condizione che l'Iran acconsenta all'apertura immediata e completa dello Stretto di Hormuz» e al relativo passaggio delle navi. Il piano per il cessate il fuoco di due settimane prevede infatti di consentire all'Iran e all'Oman di riscuotere pedaggi dalle navi in transito nello Stretto di Hormuz.
L’intervento della Cina
L'Iran, da parte sua, ha accettato la proposta di cessate il fuoco anche grazie all'intervento dell'ultimo minuto della Cina, che ha esortato l'Iran a mostrare flessibilità e stemperare le tensioni. Non solo. Come spiega il New York Times, il cessate il fuoco è stato approvato dalla guida suprema, Mojtaba Khamenei. Mentre il primo round di trattative fra Stati Uniti e Iran per un accordo per mettere fine alla guerra è previsto a Islamabad venerdì.
«Ha minacciato un genocidio»
La decisione di Trump ha però fatto storcere il naso ai Democratici americani, come riportano le agenzie di stampa questa mattina. L'intesa non piace all’ala Dem che, anzi, la mette in dubbio. «La sua dichiarazione non cambia nulla. Il presidente ha minacciato un genocidio contro il popolo iraniano e continua a brandire la minaccia. Deve essere rimosso», ha dichiarato in tal senso la deputata dem Alexandria Ocasio-Cortez continuando a criticare il presidente nonostante l'accordo per il cessate il fuoco con l'Iran.
Dubbi e retromarce
«Trump ha fatto marcia indietro, e il Congresso non merita alcun credito», ha tagliato corto il deputato Ro Kahnna. «Sono contento che abbia fatto retromarcia», ha aggiunto il leader dei liberal in Senato Chuck Schumer. Il democratico Chris Murphy invece ha espresso dubbi sull'accordo visto che Stati Uniti e Iran sembrano parlare di termini diversi dell'intesa. Il presidente «almeno per il momento ha concesso all'Iran il controllo» dello Stretto di Hormuz che «non aveva prima della guerra», ha spiegato.
«Le cause della guerra restano irrisolte»
Sulla stessa linea anche il New York Times, che ha evidenziato come Donald Trump abbia sì trovato la sua via di uscita in Iran ma diverse cause della guerra restino irrisolte. Il presidente ha prima minacciato di far «morire la civiltà» iraniana e dieci ore dopo si è tirato indietro. «La sua tattica di spingere la retorica a livelli astronomici ha certamente aiutato Trump a trovare quella via di uscita che cercava da settimane». «Senza dubbio si è trattato di una vittoria tattica strappata all'ultimo respiro» ma una vittoria che «non risolve nessuno dei problemi fondamentali che hanno portato alla guerra», ha aggiunto il quotidiano precisando che ora Trump si trova davanti alla sfida di dover raggiungere non solo un accordo duraturo con l'Iran ma di dimostrate al mondo che il conflitto andava combattuto.
