La faida della cocaina in Montenegro

La chiamano la guerra di Kotor, il porto del Montenegro dove agiscono da anni network della droga. In particolare, sono presenti in due sobborghi, a Kavak e Skaljari, diventati a loro volta feudi di clan omonimi. Una volta uniti si sono spaccati in una faida.
La zona è stata ed è la base di organizzazioni impegnate nel traffico di cocaina dal Sud America, merce poi smistata su un mercato vastissimo. Determinati, legati a volte a membri dei servizi di sicurezza - un’eredità del conflitto balcanico -, i banditi hanno iniziato a regolare i loro conti in modo esponenziale. Secondo le fonti il dissidio è esploso dopo la perdita di un carico a Valencia, in Spagna, nel 2014. Almeno duecento chilogrammi, non certo poche bustine. Ed è stato l’Inferno. Con i seguaci del gruppo Kavak in lotta contro gli Skaljari.
I primi omicidi sono avvenuti all’interno dei confini, poi la battaglia si è estesa ovunque. I media segnalano quasi 80 morti tra Austria, Germania, Ucraina e, naturalmente, la penisola iberica, diventata da tempo l’area dove si sono trasferiti in massa, confusi tra i turisti, numerosi esponenti del crimine. Non solo montenegrini. Diversi agguati sono avvenuti in Catalogna, con almeno tre episodi a Barcellona ed uno poco lontano.
Il metodo usato per eliminare la vittima è stato ripetuto ogni volta. Il sicario si avvicina al bersaglio, spara da pochi metri e si libera della pistola. Poi fugge. Chi esegue la missione non teme di agire in pieno giorno e non bada neppure al luogo. L’ultima imboscata è avvenuta nella città catalana alle 10 del mattino, in una strada affollata. Chi ha sparato aveva il volto scoperto, le immagini delle telecamere di sorveglianza lo hanno immortalato offrendo uno «scatto» preciso, utile per le indagini. Forse la polizia troverà elementi preziosi ma intanto deve preoccuparsi che non accada di nuovo.
Gli esperti sottolineano come i gangster venuti da Est siano decisi ad andare avanti nello spazzare via l’avversario. Lo inseguono ovunque sia necessario. I precedenti, se uniti da un’ideale filo rosso, formano una ragnatela sul continente europeo. Ecco uno scontro sull’isola di Corfù, la sparatoria in un ristorante di Atene, l’azione sventata all’ultimo istante in Normandia. Eventi in epoche diverse, però parte di una contesa che non ammette tregue o perdono. Sembra anche che a Kotor ci siano festeggiamenti, accompagnati da fuochi d’artificio, dopo l’annuncio di qualche eliminazione. Siamo a livelli messicani.
Sono ancora gli osservatori a fornire spunti interessanti. Oltre alla disputa innescata dal presunto sgarbo esistono altri fattori a rendere il fenomeno aggressivo. La spaccatura sarebbe stata accentuata, sempre nel 2014, dall’arresto di Darko Saric, un ras finito nel mirino degli americani. La sua cattura ha alimentato le ambizioni dei luogotenenti, da qui il ricorso alle pistole. Inoltre, gli uomini di Skaljari avrebbero agito con maggiore autonomia rispetto ad alcuni referenti presenti nei servizi segreti. Un atto considerato alla stregua di un gesto di insubordinazione e con la conseguente rappresaglia.
Il problema per l’Europol è che le mafie continuano a proliferare, grazie ad alleanze e alla volontà di estendere il raggio degli affari. Non importa il costo, ininfluenti le frontiere.
