Le ragazze svizzere che fanno fiorire i coralli

Ulrike Pfreundt, biologa marina esasperata dai ritmi troppo lenti della ricerca accademica. Marie Griesmar, artista con la passione per le immersioni. Hanna Kuhfuss, esperta abituata a lavorare tra fondali e comunità locali. Josephine Graf, ex funzionaria delle Nazioni Unite con il pallino per la strategia. Quattro giovani donne dai profili diversi ma con un punto in comune: la convinzione che le barriere coralline, tra gli ecosistemi più minacciati del pianeta, potessero essere ancora salvate.
Mentre Ulrike lavorava all’ETH di Zurigo per capire come le sculture stampate in 3D potessero ottimizzare la riproduzione delle larve di corallo, le sue ricerche si sono incrociate con quelle di Marie, che stava esplorando come la fabbricazione digitale potesse supportare la produzione di sculture sottomarine in terracotta. «Io non avevo l’elemento artistico necessario per modellare una vera struttura sottomarina, e a Marie mancavano le conoscenze scientifiche per costruirne una che rispettasse i parametri ecologici. Ci siamo completate a vicenda», racconta Ulrike a ETH Foundation. Così nel 2020 fondarono rrreefs, spin-off del Politecnico Federale di Zurigo, con una missione già codificata nel nome: ripensare, ricostruire e rigenerare le barriere coralline danneggiate in tutto il mondo.

Svilupparono strutture modulari di mattoni in argilla stampati in 3D da assemblare sui fondali marini. Perché «se gli oceani continueranno a riscaldarsi a questo ritmo, oltre il 90% delle barriere coralline rischia di morire entro il 2050 - e noi volevamo fare qualcosa di concreto». Quasi un terzo di tutti gli organismi marini conosciuti dipende da queste case sotto il mare. Il loro declino potrebbe avere un impatto grave sugli ecosistemi marini. Non solo: le barriere coralline forniscono cibo, reddito e protezione dall’erosione costiera a centinaia di milioni di persone. «Ed è qui che entriamo in gioco noi», afferma Ulrike, citando il progetto di rigenerazione nella baia di Pujada, nelle Filippine, attivo da quasi due anni. Lì il primo impianto locale per la stampa 3D dei moduli è in costruzione. Ridurrà i costi e creerà occupazione, perché i residenti vengono formati alle immersioni e al monitoraggio scientifico. I pescatori stessi indicano dove è più urgente intervenire. «I processi partecipativi e la co-progettazione con le comunità locali sono fondamentali» sottolinea Ulrike.Ulrike, Marie, Josephine e Hanna

Le quattro imprenditrici chiedono ai pescatori, ad esempio, dove una struttura per la barriera corallina è più urgentemente necessaria per favorire il ritorno dei pesci. «Vorremmo inoltre coinvolgere queste persone, che conoscono molto bene il mare, ad aiutarci nel monitoraggio e offrire loro un’alternativa di reddito alla pesca. In questo modo, teniamo conto dell’intero contesto socio-ecologico e sviluppiamo un modello adattabile ad altri paesi simili».
Dal profilo ambientale, i risultati, secondo i monitoraggi interni di rrreefs, sono significativi. Nelle Maldive il tasso di insediamento delle larve è triplicato, registrando trenta nuovi coralli per metro quadrato contro i soli sette delle barriere naturali danneggiate. In Colombia la biomassa ittica è aumentata fino a dieci volte, con trentotto specie di pesci in soli sei mesi. Cavità e fessure ricreano l’intero ecosistema, attirando ricci, granchi e anemoni. Ma le fondatrici sono le prime a mettere in guardia da letture troppo ottimistiche.
«Sarebbe disonesto presentare rrreefs come una soluzione definitiva» osservano. La terracotta non protegge i coralli dalle ondate di calore. Durante El Niño del 2023-2024, anche quelli cresciuti sui mattoni hanno sofferto, sbiancandosi. In alcuni casi sono addirittura morti. «Ma è qui che la nostra strategia rivela la sua vera natura - spiega Ulrike - i mattoni offrono una superficie sempre pronta per l’insediamento di nuove larve dopo ogni episodio di sbiancamento, creando microhabitat capaci di attenuare localmente lo stress termico, e diventando piattaforme ideali per il trapianto dei cosiddetti «super coralli», varietà selezionate per la loro resistenza genetica al calore». Le prime civiltà usarono la terracotta per conservare l’acqua. Grazie a Ulrike, Marie, Josephine e Hanna oggi serve a salvare ciò che nell’acqua vive.
