Il dato

«You're gonna be the one that saves me»: Wonderwall, l'Inghilterra e il verso dedicato a Kane

Il coro dei tifosi manda gli Oasis a +50% di streaming mentre Liam e Noel Gallagher, irlandesi di origine, guardano i Tre Leoni fra ironia e attaccamento
©Erik S. Lesser
Marcello Pelizzari
02.07.2026 15:09

Un'altra vittoria, un'altra cantata. Di più, il profilo ufficiale dell'Inghilterra ha dedicato quel verso di Wonderwall, «you're gonna be the one that saves me», a Harry Kane, il centravanti-totem cui l'intero Paese si è aggrappato, nel finale, per superare l'ostacolo Congo ai Mondiali 2026. Gli Oasis, ne avevamo parlato, sono sulla bocca di tutti. Quantomeno, dei tifosi inglesi. Ubriachi di gioia, di birra e di felicità. Perché sognare è bello, ma farlo con un inno generazionale nelle orecchie e nel cuore è meglio.

Che cos'è Wonderwall

Pennellata da Noel Gallagher, Wonderwall è il terzo singolo di (What's the Story) Morning Glory?, il secondo album della band di Manchester, quello che sancì il passaggio alla gloria vera. A distanza di anni, anzi di decenni, è stata rispolverata, complice l'onda lunga della reunion del 2025. Ai Mondiali, la prima messa celebrativa sulle note della canzone risale al 17 giugno scorso, dopo la vittoria per 4-2 sulla Croazia a Dallas. Lo stesso Noel, a suo tempo non troppo tenero con la nazionale di sua maestà, forte delle sue radici irlandesi, si è detto stupito dello spettacolo. Anche del fatto che Jude Bellingham, la giovane stella dei Tre Leoni, «conosca le parole». Al Sun, ha aggiunto: «Wonderwall appartiene alla gente, ed è stato un momento magico tra il pubblico e i giocatori». Il fratello, Liam, su X si sta scatenando da settimane. Fra gli ultimi post, ne citiamo uno significativo: «Cmon England cmon Wonderwall».

Ma i dati dello streaming che dicono?

I dati delle piattaforme, intanto, confermano che, pur senza concerti, anche quella del 2026 è (e sarà) l'estate degli Oasis. Spotify, nel Regno Unito, ha segnalato un +50% nella settimana successiva al poker rifilato alla Croazia, un aumento enorme se si considera il numero di stream e la fanbase già esistenti per una canzone così iconica e duratura. Liam, con il suo tradizionale aplomb, ha sentenziato: «È un classico del c***o» con un «suono BIBLICO». Come dargli torto.

Secondo i dati riportati, dopo il momento virale Wonderwall ha registrato 1,71 milioni di stream al giorno solo su Spotify, mentre il totale settimanale globale su tutte le piattaforme è schizzato a 12-15 milioni di stream. Roba da matti. Coerentemente con la sua ironia, Noel ha ridimensionato il ritorno economico personale, spiegando di aver guadagnato «circa 8,50 sterline» dai passaggi radiofonici, aggiungendo che la canzone «viene suonata da qualche parte nel mondo in questo momento, tranne che in Corea del Nord». Parentesi: pare che Pyongyang abbia piratato il segnale internazionale e stia trasmettendo le partite dei Mondiali, per cui la canzone inevitabilmente è arrivata pure lì.

Liam e Noel si sentono davvero inglesi?

Domanda: ma quanto sentono loro, Liam e Noel, questa nazionale? Nati e cresciuti a Manchester, i fratelli-ex coltelli non hanno mai negato né nascosto le loro origini irlandesi. Celebre, per dire, una sentenza di Noel: «Siamo irlandesi, io e Liam. Non c'è sangue inglese in noi». E proprio il più grande dei due, per anni, ha mantenuto una linea intransigente rispetto alla nazionale: «Non sono un tifoso dell'Inghilterra, sono irlandese». Fra le ragioni addotte il fatto che, quando era ragazzo, la nazionale era composta principalmente da giocatori di Liverpool e Manchester United, non proprio squadre amiche del suo Manchester City. C'è di più, evidentemente. Noel, crescendo, si è spesso sentito «demonizzato» in quanto membro della comunità irlandese nel Regno Unito. Il contesto, d'altro canto, non era dei più semplici: erano gli anni dell'IRA e dei Troubles e lui, ancora bambino, fu perquisito assieme alla famiglia dai soldati britannici. 

Liam, al contrario, è più ambivalente, benché altrettanto provocatorio. Sui social non ha mai fatto mancare il suo sostegno ai Tre Leoni, rispondendo anche a tono a chi gli faceva notare, fra i commenti, le sue origini irlandesi: «Sono nato nel Regno Unito, grandissimo c******e».

La vera passione

La vera passione calcistica dei Gallagher, in ogni caso, è il Manchester City. Noel, in particolare, è una presenza fissa all'Etihad. È pure amico intimo di Pep Guardiola, oramai ex allenatore dei Citizens. Quanto ai Mondiali, il più grande dei fratelli si è detto schifato dell'halftime show previsto nella pausa della finale, il prossimo 19 luglio a East Rutherford. Un evento nell'evento in pieno stile football americano che lui, il vecchio Noel, ha bollato così: «Orribile. Non ci andrei mai. La finale della Coppa del Mondo non dovrebbe avere gente che non ha niente a che fare con il mondo del calcio. Odio tutti i cambiamenti nel mondo del calcio, dalle regole di gioco al modo di seguire le partite. Ha funzionato benissimo per oltre cento anni, perché cambiare?». Ad avere il suo numero, gli chiederemmo: «E se a fine partita, in finale, cantassero di nuovo Wonderwall?». 

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