«God Save Wonderwall»: l’Inghilterra ha un nuovo inno, ed è degli Oasis

Ubriachi. Di gioia. Ma non solo. Le braccia al cielo. Le maglie intrise di sudore e di birra. Riavvolgiamo il nastro: l’Inghilterra ha appena battuto la Croazia, nel catino di Dallas, e dagli spalti si leva un coro. Anzi, un inno. Cantano tutti. Nessuno escluso. «And after all…». I giocatori, in campo, si uniscono al rito collettivo. Nasce il sentimento, direbbe Lucio Battisti. E che sentimento.
L’onda lunga della reunion degli Oasis, consumatasi nel 2025 dopo sedici, lunghi anni di attesa fra litigi, lotte intestine, indiscrezioni e faide che parevano non avere mai fine, ha toccato i Mondiali di calcio. Logico, considerando il rapporto stretto, anzi strettissimo fra Liam e Noel Gallagher e il calcio. E considerando che, per dirne una e rimanendo a Inghilterra contro Croazia, dalle casse del tentacolare Luzhniki di Mosca, nel 2018, al termine della sfortunata semifinale contro i balcanici dalle casse spararono a tutto volume Don’t Look Back In Anger. I tifosi inglesi cantarono a squarciagola, quasi a voler scacciare l’ennesima delusione o, meglio, con cristiana rassegnazione.
A questo giro, la colonna sonora dei Tre Leoni è Wonderwall. Un altro inno, appunto, con frasi che, lette in un contesto calcistico, sembrano suggerire che l’impresa, sessant’anni dopo la Coppa del Mondo vinta in casa, potrebbe davvero essere a portata di mano. Non più «it’s coming home», pensando alle ultime edizioni di Europei e Mondiali, ma «today it’s gonna be the day». Proprio Kane, eroe sfortunato nel 2018 in Russia, nel vedere migliaia e migliaia di connazionali cantare è parso visibilmente commosso. D’altro canto, agli occhi dei tifosi è lui – e soltanto lui – «the one that saves me», a maggior ragione ora che ha imparato a giocare a tutto campo grazie al Bayern Monaco.
Nel lasciare Heaton Park, Manchester, al termine del concerto degli Oasis, lo scorso anno scrivevamo che questa band e queste canzoni sono una questione di identità, appartenenza, fede anche. Lo stesso Kane, nel commentare quanto accaduto a margine della partita contro la Croazia, ha parlato della connessione, speciale, con i tifosi e di quanto sia stato unico cantare tutti insieme Wonderwall. Di quanto, insomma, gli Oasis fungano e possano fungere da collante per questa nazionale e questa nazione, mai come negli ultimi anni e in particolare negli ultimi mesi divisa. Per fortuna, c’è ancora un Paese che sa stringersi attorno a un pallone che rotola. E a versi che, solo a sussurrarli, mettono i brividi. Figuriamoci a cantarli in uno stadio.
